Parco Archeologico di Stabiae Antica, una sfida internazionale

Parco Archeologico di Stabiae Antica, una sfida internazionale

29 Luglio 2016 Off Di Direzione Rivista Siti Unesco

Il Sottosegretario ai beni culturali e turismo Antimo Cesaro si è recato ieri in visita di Villa Arianna, uno delle principali evidenze archeologiche che entreranno di diritto a fare parte del Parco Archeologico Stabiae Antica, insieme a rappresentanti della RAS, all’Ambasciatore polacco in Italia Tomasz Orlowski e al Soprintendente di Pompei Massimo Osanna. 

“Le ricchezze archeologiche di Stabia rappresentano un patrimonio di enorme evidenza scientifica e culturale che sta suscitando interesse e partecipazione ben oltre i confini regionali e nazionali. Prova ne sia il lavoro portato avanti in questi anni dalla Fondazione RAS (Restoring Ancient Stabiae) nata a Washington nel 2002 per volontà dell’Università del Maryland nell’ambito di un progetto di cooperazione culturale tra Stati Uniti ed Italia”. La Fondazione è nata per favorire la creazione del grande Parco Archeologico di Stabiae Antica, intervento la cui realizzazione sarà di grandissimo valore archeologico e culturale.

Le uniche testimonianze dell’antica città di Stabiae, sono quelle costituite dalle ville residenziali costruite sul pianoro di Varano, dalle ville rustiche situate nell’entroterra e dalle necropoli di via Madonna delle Grazie. I primi insediamenti, come testimoniano i corredi funerari, risalgono all’VIII secolo a.C.; durante il VI secolo a.C. si importano manufatti di provenienza greca, ma anche imitazioni di officina etrusca. La presenza etrusca durò fino all’arrivo dei Sanniti, quando la città confluì nella confederazione nucerina. Ai Sanniti, dopo un lungo assedio, subentrarono i Romani (308 a.C.) e la città, probabilmente un oppidum (cittadella fortificata), raggiunse una discreta importanza, grazie anche alla sua posizione strategica, visto che Silla, durante la guerra sociale (91-88 a.C.), non si accontentò di occuparla, come fu il caso di Pompei ed Ercolano, ma la distrusse completamente, il 30 aprile dell’89 a.C.

Tuttavia, questa “distruzione” di cui parlano le fonti antiche dovette consistere più che altro nell’annullamento di ogni sovranità politica e amministrativa, rendendo Stabiae e il suo territorio dipendenti da Nuceria.  Probabilmente la divisione del territorio stabiano tra i veterani di Silla contribuì allo sviluppo di numerose villae rusticae, vere e proprie fattorie specializzate nella produzione di vino, olio, ortaggi e frutta.

Ma il fenomeno più straordinario è l’edificazione di lussuosi complessi residenziali concentrati lungo il ciglio della collina di Varano da cui si poteva godere di uno splendido panorama sul golfo di Napoli.  L’eruzione del Vesuvio del 24 agosto del 79 d.C. cancellò numerosi centri vesuviani e seppellì anche Stabiae.

“In virtù di un accordo con la Soprintendenza di Pompei – ha spiegato Cesaro – la Fondazione sta lavorando alla costituzione e gestione di un Parco Archeologico di 60 ettari grazie ad un budget di 140 milioni di euro, di cui due terzi fondi pubblici, perlopiù europei, e un terzo fondi privati. Aspetto assai rilevante è la presenza attiva di numerosi studenti archeologi da tutto il mondo che per il soggiorno possono contare su una struttura ricettiva messa a disposizione dalla stessa RAS a Castellammare. In questo periodo sono presenti anche una decina di studenti dell’Accademia delle Belle Arti di Varsavia.

A testimonianza -ha concluso- di come i rapporti culturali tra Italia e Polonia siano sempre più stretti. Penso, ad esempio, allo straordinario successo della mostra di Mitoraj a Pompei e al grande successo riscosso dalle iniziative dell’Istituto italiano di cultura a Cracovia che ad ottobre sta preparando una grande festa per celebrare la lingua e la cultura italiana e a cui sono stato invitato a partecipare in rappresentanza del MiBACT”.