Disegno di legge sulla riforma dei Parchi Nazionali, se ne parla in Cilento

Disegno di legge sulla riforma dei Parchi Nazionali, se ne parla in Cilento

19 Gennaio 2017 Off Di Direzione Rivista Siti Unesco

Sabato 21 Gennaio, alle ore 10.30, presso il Centro Studi e Ricerche sulla Biodiversità del Parco Nazionale del Cilento, Vallo Di Diano e Alburni, si terrà un incontro  sul tema della riforma della legge dei Parchi Nazionali. 
Fitto il programma dei lavoro: i saluti e l’introduzione saranno affidati al Presidente dell’Ente Parco, Tommaso Pellegrino, al Presidente Nazionale di Federparchi, Gianpiero Sammuri, al Presidente della Comunità del Parco, Salvatore Iannuzzi e al Sindaco di Vallo, Antonio Aloia. Dopo i contributi dei Parlamentari del Territorio, Sabrina Capozzolo, Simone Valiante, e Angelica Saggese, le conclusioni saranno affidate all’on. Tino Iannuzzi, Vice Presidente della Commissione Ambiente della Camera dei Deputati e all’On. Enrico Borghi, relatore della legge in Commissione Ambiente della Camera dei Deputati.

Il disegno di legge sulla riforma dei Parchi,  approvato in Senato ed ora all’analisi della commissione Ambiente alla Camera, apporta alcune importanti modifiche alla legge quadro 394, che nel 1991 ha istituito in Italia le aree protette. Grazie a questa in Italia abbiamo attualmente 23 parchi nazionali che coprono 1,5 milioni di ettari, riguardano 18 regioni e includono 530 comuni, per la gran parte piccoli o piccolissimi comuni.

La legge di riforma ha avuto un iter complesso e travagliato: dopo essere stata ferma in commissione al Senato per sette anni, ha avuto l’ok  lo scorso novembre; il provvedimento inizialmente proposto dalla commissione è stato in parte modificato ma, essenzialmente, la riforma è vista come una “necessaria semplificazione e un salutare decentramento, utile ad accelerare le procedure e conferire ai parchi più sovranità sui beni demaniali e più competenza sulla gestione della fauna”. Per gli ambientalisti e le associazioni, invece, la nuova legge mira ad abbassare la tutela nazionale a livello localistico e dà più spazio ai partiti nel governo dell’ambiente. 

Diversi dunque i punti toccati:  viene ripensata la governance dei parchi,  snellita nei numeri ma allargata negli interessi rappresentati;  il piano del parco avrà una tempistica certa nella sua approvazione (assorbe anche le funzioni del piano di sviluppo economico e sociale, che viene abrogato e assume anche il ruolo di strumento con cui il parco può disciplinare iniziative economiche di valorizzazione del territorio del patrimonio edilizio e delle attività tradizionali e agro-silvo-pastorali, nonché di turismo sostenibile). Il controllo della fauna selvatica, poi,  proverebbe a rispondere con maggiore efficacia ai problemi legati alla presenza di specie alloctone e invasive come il cinghiale e gli altri ungulati e viene introdotto il parere preventivo e obbligatorio dell’Ispra per qualsiasi  intervento faunistico nei parchi. Per le attività già esistenti nei parchi, che creano un impatto sull’ambiente naturale, si prevede il pagamento di un contributo economico finalizzato a salvaguardare la biodiversità. Si aggiorna  infine la gestione delle aree marine protette, risalente in parte al 1982, e la si rende più conforme a quella delle aree terrestri.

Associazioni e ambientalisti contestano il testo poiché non fornisce ai parchi gli strumenti per affrontare le sfide che il cambiamento climatico impone a chi deve tutelare e frenare la perdita di biodiversità, non dà indicazioni sul consumo di suolo e non dà una spinta alla crescita dell’agricoltura biologica nelle aree protette. Piace invece agli agricoltori poiché viene riconosciuto il ruolo dell’agricoltura di qualità nell’economia dei Parchi, per garantire la tutela delle produzioni tipiche locali e un presidio di legalità.

Secondo Legambiente la legge non affronterebbe però con decisione i temi del rapporto con le comunità locali e con chi nei parchi lavora e produce nel rispetto dell’ambiente. Critiche sono arrivate anche alle metodologie di reclutamento dei direttori dei parchi, attraverso un bando pubblico come avviene negli altri comparti della P.A. e non attraverso l’Albo, che sarà abolito. A tale proposito la FISNA (Federazione italiana di scienze della natura e dell’ambiente)  si sta battendo vigorosamente perché membri riconosciuti della comunità scientifica nazionale entrino negli organi di governo dei Parchi: gestire la biodiversità animale e vegetale o preservare ecosistemi fragili necessita di esperti con forte valenza internazionale.