Napoli e la gentrificazione del sito UNESCO: stop ai mega-store

Napoli e la gentrificazione del sito UNESCO: stop ai mega-store

3 Luglio 2017 Off Di Direzione Rivista Siti Unesco

Commercio e sito UNESCO: Napoli fa un passo avanti verso la tutela del suo Patrimonio Culturale complessivo, composto sì dai beni monumentali iscritti alla WHL ma anche ricco di tradizione e storia grazie – fra molte altre peculiarità – alla presenza di botteghe storiche ed artigiane.

Questo tesoro è però in costante pericolo di estinzione sia a causa dello sviluppo di attività commerciali di media e grande distribuzione, sia a causa del processo così detto di “gentrificazione” del Centro Storico, oggetto – come accade in molte città storiche del Paese – di un progressivo spopolamento dei quartieri centrali ed in parte dovuto proprio ai cambiamenti dell’assetto delle attività distribuite sul territorio.

E’ di venerdì scorso, invece, una delibera votata in Consiglio Comunale che rinnova il regolamento sul commercio all’interno del centro storico della città partenopea, su proposta di emendamento della consigliera Elena Coccia, presidente uscente dell’Osservatorio permanente per il Centro Storico di Napoli – Sito UNESCO. La novità riguarda proprio il Centro Storico – sito Unesco e la possibilità di disciplinare in quell’area l’apertura di nuove strutture di vendita suscettibili di alterare la caratterizzazione del territorio: per la sola area corrispondente al sito Unesco del centro storico si è proposto infatti di abbassare da 250 metri quadri a 150 metri quadri la soglia per la definizione di “Media struttura di vendita”, tipologia sottoposta ad una disciplina diversa da quella che regola gli esercizi di vicinato, ad esempio rispetto alla disciplina dei parcheggi e alle opere di arredo urbano.

Nel corso delle occasioni di confronto in commissione Attività Produttive e in Giunta Comunale, era stato reso noto che la Legge Regionale n. 1/2014 disciplina già, all’articolo 11 c.4, gli interventi comunali per la valorizzazione del centro storico attraverso il SIAD (Strumento di intervento per l’apparato distributivo). L’articolo 69 del nuovo regolamento prevede proprio che il Comune si doti del SIAD entro due anni dall’approvazione del regolamento: questo strumento consentirà di intervenire per disciplinare le attività commerciali del centro storico pur in presenza della liberalizzazione delle attività produttive e potrà disciplinare attraverso studi su alcune zone specifiche.

Il nuovo regolamento proposto introduce, accanto a criteri di sicurezza e garanzie per gli operatori, numerose semplificazioni e novità (ad esempio, l’introduzione delle attività multidisciplinari e dei temporary shop), preservando il tessuto urbano, commerciale e artigianale e introducendo limiti nell’espansione di supermercati e ipermercati e cambiamenti nelle destinazioni d’uso.

“Sembra cosa da niente ma il regolamento sul commercio che abbiamo votato ieri è veramente il frutto, per la prima volta, di una visione unitari della città, dando un impulso e un volto alla stessa per la sicurezza alimentare – ha commentato Elena Coccia dalla sua pagina FB – Soprattutto abbiamo, nell’ampio centro storico di Napoli, contenuto quella che oramai tutti cominciano a chiamare gentrificazione, ossia l’espulsione degli abitanti storici della città, salvando le botteghe e le piccole attività artigianali. Infatti l’invasione massiccia dei supermercati e delle multinazionali di ogni genere produce una massificazione del commercio che non solo ne abbassa la qualità, ma uccide le vecchie botteghe, salumerie, panifici, fruttivendoli ,pescivendoli e le piccole attività artigianali, spesso di natura familiare, togliendo lavoro alle persone e l’anima alla città.”