Il Miserere di Sessa Aurunca fra sacro e tradizione

Il Miserere di Sessa Aurunca fra sacro e tradizione

22 Marzo 2016 Off Di Direzione Rivista Siti Unesco

Nella settimana che precede la Pasqua cristiana, il nostro Paese risuona di canti, musiche, lamenti e preghiere, si popola di processioni e cortei. Sono le celebrazioni della settimana santa che preservano, grazie alle attività delle comunità locali,  tradizioni e culti antichi, in alcuni casi persino millenari.

Le celebrazioni da decenni sono oggetto di studio etnografico ed antropologico, molte – come quelle della provincia di Enna e Ragusa in Sicilia – hanno già  tentato la carta del riconoscimento UNESCO, per essere inseriti nella Lista del Patrimonio Intangibile dell’Umanità.

Il 12 marzo scorso, a Sessa Aurunca in provincia di Caserta, si è tenuto il convegno “Il Miserere di Sessa Aurunca: patrimonio dell’Umanità,” primo passo per inoltrare all’Unesco la richiesta di riconoscimento del Canto del Miserere di Sessa Aurunca come patrimonio immateriale dell’Umanità.

Il Miserere è il salmo penitenziale n. 50, conosciuto come la preghiera del re Davide penitente, con cui lo stesso  invoca la misericordia di Dio a seguito dei suoi peccati e ne canta le lodi, sicuro, del suo perdono : ”Miserere  mei Deus“ (Abbi pietà di me o Dio). Nel salmo vi è innanzitutto un senso vivissimo del peccato, percepito come scelta libera, ma anche un senso altrettanto vivo della possibilità di conversione, nonché una quasi certezza del perdono e della misericordia di Dio.

Il canto che ancora oggi i confratelli dell’Arciconfraternita del Santissimo Crocifisso intonano durante il periodo quaresimale è giunto ai giorni nostri tramandato nei secoli solo grazie ad una gelosa tradizione orale: chi oggi vuole avvicinarsi per scoprire i segreti di questo canto deve necessariamente apprenderlo dai cantori più anziani. Si tratta di un canto polivocale in latino, a tre voci: quando queste eseguono il Miserere, si fondono in una sola voce, costituendo un “unicum”.

I riti della Settimana Santa di Sessa Aurunca si aprono ufficialmente con le processioni penitenziali delle confraternite cittadine, che dalle rispettive chiese si recano in cattedrale per l’esposizione e l’adorazione del Santissimo sacramento. Delle numerosissime esistenti in passato, attualmente ne restano attive solo, le più antiche sono la Reale Arciconfraternita del SS. Rosario, fondata nel 1573; e l’Arciconfraternita del SS. Crocifisso, risalente al lontano 1575. Questa ultima organizza la maggior parte dei riti quaresimali, tra cui l’Ufficio delle Tenebre il Mercoledì Santo e la processione dei Misteri del Venerdì santo, ed è depositaria del Miserere.   

Fra le processioni e le celebrazioni della settimana Santa spicca per suggestione e forza quello del Mercoledì santo nella Chiesa dei frati minori a San Giovanni a Villa: il Mattutinum Tenebrarum (Ufficio delle Tenebre),  popolarmente detto il “Terremoto”. La funzione si articola su vari testi sacri, tra cui le Lamentazioni di Geremia, i trattati di sant’Agostino e le lettere di Paolo, e su diversi sermoni letti e cantati in latino, con l’accompagnamento dell’harmonium.

Di fronte all’altare, viene collocata la “Saetta”, un grande candeliere a forma triangolare sul quale ardono quindici candele. Dopo ogni cantico o salmo si spegne una candela, lasciando accesa alla fine soltanto quella centrale. Alla fine della funzione si eseguono il Miserere (una volta cantato ed una volta recitato) ed il Benedictus (Canto di Zaccaria) cantato. Man mano che si procede la chiesa viene oscurata. Mentre i confratelli recitano il Miserere, il cerimoniere si allontana nascondendo dietro l’altare l’unico cero ancora acceso. La Chiesa resta così completamente buia finché, recitato nuovamente il Miserere, segue un fragore che viene effettuato dai partecipanti e che simboleggia il terremoto avvenuto alla morte del Figlio di Dio.

Fonti: casertamusica.com; touringclub.it; settimanasanta.com; Roberto De Simone-  “Canti e tradizioni popolari in Campania”; raiscuola.rai.it