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Beni culturali: il nodo gordiano fra il dire e il fare

Il ministro per i Beni culturali Alberto Bonisoli è stato ieri a Napoli per partecipare alla presentazione della mostra-evento ‘Canova e l’antico’, che porterà dal 28 marzo al 30 giugno al Mann – Museo Archeologico di Napoli, un nucleo d’eccezione di opere dello scultore provenienti dall’Ermitage di San Pietroburgo, che vanta la collezione canoviana più corposa al mondo.

Con oltre 110 opere – fra grandi modelli, calchi in gesso, bassorilievi, modellini e disegni – e 12 grandi marmi, per la prima volta al Mann, sarà possibile ammirare l’Amorino Alato, L’Ebe, La Danzatrice con le mani sui fianchi, Amore e Psiche stanti, la testa del Genio della Morte e la scultura delle Tre Grazie – ma anche l’imponente statua, alta quasi tre metri, raffigurante La Pace, proveniente da Kiev e l’Apollo che s’incorona del Getty Museum di Los Angeles.

“Il Mann – ha detto Bonisoli – è un museo con un piano strategico e questo non è poi così scontato in Italia. Quando ci sono musei in grado di dialogare con altre istituzioni, questo porta a dei prestiti che diventano un moltiplicatore dell’attività e avvicinano i cittadini al patrimonio culturale. Napoli deve recuperare il suo ruolo centrale nella cultura italiana e stare allo stesso livello di altre realtà italiane più considerate all’estero”.

Il ministro, accompagnato dal direttore del Mann Paolo Giulierini, ha quindi visitato la sala della meridiana e la sala del Toro del museo, ammirato la grande statua di Ferdinando di Borbone in veste di Minerva, opera di Canova, e svolto un sopralluogo nei cantieri del braccio nuovo, dove sono in corso i lavori per la realizzazione di un auditorium da 300 posti e un ristorante, ed incontrato le maestranze e i restauratori.

Bonisoli ha poi fatto tappa alla Fondazione Benedetto Croce e al museo di Capodimonte, dove il direttore Sylvain Bellenger gli ha illustrato il masterplan per il rinnovamento della struttura, apprezzato dal ministro, che ha auspicato “un’inversione di rotta nel Paese e una maggiore pianificazione degli interventi in materia di beni culturali”.

A tale proposito, il Ministro ha partecipato alla riunione di lavoro sul masterplan di Capodimonte, il grande progetto di trasformazione della Reggia-Museo in un campus culturale multidisciplinare che prevede un rilancio congiunto del Museo e del Bosco, nato come riserva di caccia reale e oggi custode di ben 400 specie vegetali diverse articolate in cinque ambiti botanici. In quest’area verde, il più importante parco urbano d’Italia frequentato ogni anno da 3 milioni di persone, ci sono 17 edifici di epoca borbonica. Il piano di sviluppo prevede per ognuno di essi una specifica destinazione culturale (arte, architettura, digitalizzazione, fotografia, musica, cinema, scuola per il giardino storico, ristorazione a chilometro zero, convegni ed eventi).  A Bonisoli, assieme al segretario generale Panebiano e al direttore generale Lampis, è stata illustrata la trasformazione di alcuni edifici: La Capraia, già operativa da settembre 2018 come Centro studio per l’arte e l’architettura della città portuali in collaborazione con l’Edith ‘O Donnel Istitute e l’Università del Texas at Dallas; il Giardino Torre, ultimo giardino produttivo di Capodimonte, frutteto reale, già assegnato con bando Invitalia per ristorazione e tutela della biodiversità; l’edificio Colletta, in cui sorgerà una scuola di digitalizzazione per i beni culturali in collaborazione con l’Università degli studi di Napoli Federico II e l’Eremo dei Cappuccini, destinato ad ospitare la prima scuola per il Giardino storico d’Italia.

“Lo Stato italiano – ha affermato Bonisoli – spende soldi dei contribuenti, ossia dei cittadini, per i beni culturali. Ritengo fondamentale migliorare il collegamento tra investimenti e progetti con obiettivi e finalità specifici. Per questo mi piace che ci siano masterplan e piani industriali”. “Serve – ha aggiunto –  una pianificazione condivisa, affinché l’intervento da realizzare abbia collocazione in un piano di senso, altrimenti si rischia di investire risorse ed energia per avere qualcosa a cui manca sempre un dettaglio, col risultato di dover ricominciare da capo, come nel gioco dell’oca. Con uno sforzo più forte di pianificazione iniziale invece si raggiungono risultati migliori. Capodimonte ha tutte le potenzialità per diventare un vero Campus culturale multidisciplinare. Qui, in un contesto ambientale e botanico unico, ho scoperto una collezione d’arte di primissimo livello e tutti gli asset strategici per un ulteriore sviluppo del sito capaci di generare anche occupazione qualificata nel settore dei giardini storici, della digitalizzazione, dell’artigianato artistico che riprende la tradizione delle porcellane e perfino della gastronomia”.

Nel frattempo, mentre il Ministro era a Napoli, l’Associazione Nazionale Archeologi contesta in una nota alla stampa i contenuti del bando per la selezione di un’associazione di volontariato senza scopo di lucro per attività di collaborazione con la DG Archeologia del ministero per i Beni culturali.

“La Direzione Generali Archeologia, Belle arti e Paesaggio ha pubblicato un nuovo bando che è l’ennesimo schiaffo in faccia ai professionisti italiani del settore dei Beni Culturali: anziché reclutare, attraverso idonea procedura di selezione, personale retribuito, il MiBAC sceglie la strada, divenuta ormai una pericolosa e lesiva abitudine, del volontariato e del lavoro a basso costo, celato dietro la prestazione d’opera di non meglio precisate associazioni di volontariato senza scopo di lucro. Ancora una volta il Ministero sceglie una scorciatoia per far fronte ai agli endemici buchi di organico, con espedienti che risolvono, semmai, i problemi a breve termine, ma che sulla lunga distanza si dimostrano inefficaci e privi di continuità scientifica, programmatica e occupazionale. E’ amaro constatare che, nonostante ormai da un triennio i numeri confermino la crescita di visitatori e fruitori dei beni culturali, continui a mancare nel MiBAC stesso un piano ben preciso di gestione delle risorse umane e professionali necessarie all’esercizio della tutela e della fruizione del patrimonio culturale”. Secondo l’Associazione Nazionale Archeologi “è inaccettabile continuare a vedere mortificati i professionisti e strangolata l’occupazione, in un Paese che ha fame di cultura e di lavoro. E, ricordiamolo sempre, la cultura è lavoro. Non é accettabile che le università e i centri di ricerca continuino a formare da decenni tecnici e professionisti che poi verranno reclutati per attività specialistiche a costo zero o a rimborso di 6,87 euro l’ora, come nel caso specifico”.

Secondo l’ANA, il bando solleverebbe incongruenze anche sul piano giuridico: oltre ad essere stato presente “in forma pubblica per poche ore su internet  e poi sparito dalla pubblica disponibilità”,  esso fa riferimento ad associazioni che devono possedere esperienza almeno triennale nel settore della tutela del patrimonio culturale, andando in palese contrasto con l’art 4 del Codice dei Beni Culturali (D. Lgs. 42/2004). Nel Codice è chiaramente esplicitato che  la tutela è esercitata in via esclusiva dal MiBAC, “al massimo con il concorso degli Enti Pubblici, ma non soggetti con ordinamento giuridico differente e privato, come le associazioni.” L’Associazione Nazionale Archeologi ritiene quindi opportuno, “per una corretta tutela di tutto il patrimonio culturale mobile ed immobile, che venisse esteso anche alle attività di catalogazione ed inventariazione quanto espresso nella circolare della stessa Direzione Generale, Circolare DG 4/2019, che nello specifico vieta categoricamente ai volontari l’accesso alle attività di scavo archeologico: sarebbe un bel modo per riconoscere così pari dignità scientifica e professionale alle attività extra scavo”.

In bilico fra la necessità di avere un management adeguato, di prospettiva, aziendalizzato e la mancanza di atavica di risorse, il patrimonio artistico, culturale e storico italiano resta sospeso fra le buone intenzioni e la mancanza di una rilettura di ampio respiro. Ne è segno che il Codice dei Beni Culturali sarà presto rimesso in discussione come da cosiddetto Ddl Semplificazioni in diversi punti e principi. Come citato da AGCult,  le modifiche riguarderanno – fra le altre – la “revisione e razionalizzazione” della disciplina “delle modalità e delle forme di cooperazione, partecipazione e sostegno dei privati alle attività di conservazione, valorizzazione, fruizione e gestione del patrimonio culturale, nonché dei relativi servizi per il pubblico, tenendo conto dei loro profili di specialità, anche rispetto alla disciplina generale in materia di contratti pubblici”.

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