Il blu egizio ne “Il trionfo di Galatea” di Raffaello

Il blu egizio ne “Il trionfo di Galatea” di Raffaello

12 Ottobre 2020 Off Di Direzione Rivista Siti Unesco

ENEA ha partecipato alle indagini effettuate sull’affresco di Raffaello “Il trionfo di Galatea” a Villa Farnesina a Roma, che ha identificato la presenza di “blu egizio”, uno dei più antichi pigmenti di origine non naturale messi a punto nella storia dell’umanità. Frutto del lavoro di un team composto da tecnici ENEA, IRET-CNR, Laboratorio di Diagnostica per i Beni Culturali di Spoleto, XGLab-Bruker e coordinato da Antonio Sgamellotti dell’Accademia Nazionale dei Lincei, la scoperta è il fulcro della mostra “Raffaello in Villa Farnesina: Galatea e Psiche” allestita all’interno della stessa Villa Farnesina fino al 6 gennaio 2021, nell’ambito delle celebrazioni per il V centenario della morte dell’artista urbinate.

ENEA ha contribuito alle indagini mettendo in campo conoscenze specifiche sui dipinti murali, sui materiali e sulle tecniche esecutive conseguite a seguito della trentennale esperienza acquisita sul campo. “In passato abbiamo già effettuato campagne di indagini XRF in modalità a punti, ovvero attraverso una scansione della superficie degli affreschi con un sistema opportunamente costruito, sia sulla Galatea che sugli affreschi della Loggia di Psiche. Nella recente occasione, oltre a queste, i nostri tecnici, insieme al personale restauratore, hanno riesaminato i rilievi delle giornate esecutive e della tecnica pittorica, rilevando significative differenze rispetto a quanto sinora noto e pubblicato”, spiega il ricercatore ENEA Claudio Seccaroni del Laboratorio Materiali e processi chimico-fisici.

Il pigmento rintracciato nell’affresco di Raffaello costituiva il principale – se non l’unico – colore azzurro utilizzato nell’antichità classica e preclassica e deriva dalla metallurgia del rame. Nel Medioevo il suo utilizzo diminuì fino a scomparire, per poi riprendere sporadicamente nel Rinascimento. L’identificazione del blu egizio sulla Galatea di Raffaello, l’opera più antica del ‘500 dove è stato rintracciato, potrebbe rappresentare un tassello essenziale per comprendere i motivi del suo revival in epoca rinascimentale.

“Certo è che Raffaello in quest’opera si è fortemente ispirato all’antichità greco-romana e i dati sperimentali sottolineano che quest’ispirazione ha interessato anche i materiali utilizzati e non solo gli aspetti stilistici della composizione”, conclude Seccaroni.

L’ENEA nella sua più che trentennale attività nel settore dei beni culturali ha sviluppato e messo in campo numerose tecnologie avanzate a partire dai sistemi laser scanner per imaging remoto impiegati sui Bronzi di Riace, fino ai sistemi di sensori in fibra ottica per il monitoraggio strutturale applicati alle Mura Aureliane di Roma e al Duomo di Orvieto, oltre che allo sviluppo di tecnologie innovative applicate nei processi di restauro come le camere climatiche per gli studi di degrado, l’ablazione laser per la pulitura delicata e lo sviluppo di nanocompositi protettivi. Oltre a questo, sono stati sviluppati e utilizzati strumenti per la digitalizzazione in 3D, la modellazione e la visualizzazione virtuale e diverse tipologie di scansione per aree, scavi e reperti archeologici.

 

Fonte: Uff. Stampa ENEA