Il Forum mondiale “Overtourism and Heritage” stila la Carta di Baku

Il Forum mondiale “Overtourism and Heritage” stila la Carta di Baku

13 Giugno 2019 Off Di Direzione Rivista Siti Unesco

Le diverse forme di turismo hanno assunto dimensioni gigantesche e in forte crescita, superiore a tutte le previsioni. Metà dei flussi turistici – complessivamente circa 1,4 miliardi di persone all’anno – sono indirizzati verso l’Europa e di questi una larga fetta verso l’Italia. Per le nostre città tutto ciò può rappresentare una grande ricchezza ma anche grandi rischi di diminuzione della qualità della vita e rovina degli stessi beni tutelati. Serve quindi definire strategie e azioni per rendere compatibile questo fenomeno con la preservazione non solo del patrimonio architettonico storico ma anche dell’identità e della cultura che esso rappresenta.

E’ quanto emerso dal Forum mondiale “Overtourism and Heritage” organizzato dall’UIA, l’Unione Internazionale degli Architetti, sotto l’egida di UNESCO e tenutasi nella capitale dell’Azerbaijan, al termine del quale è stata approvata – con il determinante contributo della delegazione composta dal presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori Giuseppe Cappochin, dai Consiglieri Lilia Cannarella e Diego Zoppi e da Stefano Francesco Musso e Ezio Miceli, docenti rispettivamente di Restauro all’ Universita di Genova e di economia urbana allo Uiav di Venezia – la “Carta di Baku”.

In linea con l’VIII Congresso Nazionale gli architetti italiani hanno ribadito con forza il ruolo centrale dell’architettura e della cultura in genere quale fattore di stimolo della sostenibilità economica, sociale e ambientale e di indubbio miglioramento della qualità di vita. E’stato posto l’accento sul rischio di trasformare le attrazioni turistiche in “parchi a tema” e sottolineata la necessità di una gestione del turismo con strategie generali – politiche per la formazione delle persone, digitalizzazione delle città, infrastrutture ricettive, mobilità – che lo portino ad essere uno degli ingredienti per uno sviluppo sano delle nostre città e non un isolato elemento in grado di modificare l’assetto socio-economico del nostro Paese.

“Purtroppo i Centri storici italiani – sottolinea Cappochin – da tempo non sono più oggetto di attenzione né da parte della classe politica, né di quella amministrativa: gli investimenti strutturali su queste parti di città sono stati di fatto azzeratiGli sporadici interventi di rigenerazione – affrontati in una logica di frammentazione del tessuto urbano – sono stati finora destinati solo alle periferie. Come se i Centri storici non soffrissero di fenomeni estremi, sia pur contraddittori: ora luoghi di grande richiamo turistico, ora dell’abbandono da parte dei residenti o, peggio, dell’abbandono irreversibile; da luogo delle movide notturne, a luogo per soli immigrati ed, a volte, esempio di eccellenti recuperi culturali”.

“Come sottolinea la “Carta di Baku” per la quale siamo molto orgogliosi di aver fornito importanti spunti di riflessione – conclude il Presidente degli architetti italiani – servono a livello internazionale nuovi investimenti che riconoscano la diversità del patrimonio e i bisogni delle comunità, mantengano i centri urbani storici come elementi organici di grandi comunità e di città. Tutto ciò all’insegna di un nuovo paradigma che consideri il turismo – e questo vale soprattutto per il nostro Paese – come fatto di cultura e non solo come mera industria”.

La Carta sarà proposta a UNESCO e ICOMOS come base di partenza per Linee guida per i Piani d Gestione dei luoghi di maggiore attrazione turistica inseriti negli Elenchi del patrimonio dell’Umanità.