La Convenzione per il Patrimonio Mondiale verso il futuro: una strategia globale per l’equilibrio

La Convenzione per il Patrimonio Mondiale verso il futuro: una strategia globale per l’equilibrio

16 Novembre 2022 Off Di Direzione Rivista Siti Unesco

Ventidue anni dopo l’adozione della Convenzione del 1972, relativa alla Protezione del Patrimonio Mondiale Culturale e Naturale, la Lista del Patrimonio Mondiale presentava un problema di squilibrio nella tipologia dei beni iscritti e nelle aree geografiche rappresentate. Dei 410 beni iscritti, 304 erano siti culturali, solo 90 naturali e 16 misti, mentre la stragrande maggioranza di essi si trovava nei Paesi sviluppati.

Questo disequilibrio fu evidenziato da uno studio globale condotto dall’ICOMOS tra il 1987 e il 1993. Le città storiche dell’Europa e il Nord America, con i loro monumenti religiosi, relativi a determinati periodi storici e con la loro architettura, erano i beni più rappresentati nella Lista del Patrimonio Mondiale, mentre tutte le culture viventi, e in particolare le “culture tradizionali” e quelle dei Paesi in Via di Sviluppo, erano sottorappresentate o non comparivano nella Lista.

Per questo motivo, nel 1994, il Comitato del Patrimonio Mondiale ha lanciato la Strategia Globale con l’obiettivo di stilare una Lista che fosse rappresentativa della diversità culturale e naturale del nostro pianeta.

 

Gli obiettivi della Strategia Globale

Con l’adozione della Strategia Globale, il Comitato del Patrimonio Mondiale ha voluto perseguire una serie di obiettivi, primo tra i quali quello di ampliare la definizione di Patrimonio affinché esso potesse comprendere l’intero spettro dei beni culturali e naturali, superando una impostazione eurocentrica della Lista, e per fornire un quadro completo e una metodologia operativa per l’attuazione della Convenzione del 1972. Questa nuova visione va oltre le precedenti definizioni di Patrimonio e intende riconoscere e proteggere i siti che sono dimostrazioni eccezionali dell’interazione tra i popoli e tra questi e il nostro pianeta, nonché della coesistenza culturale, della spiritualità e dell’espressione creativa delle società umane.

È proprio a una nuova definizione del concetto di Patrimonio che si lega il principale obiettivo della Strategia Globale: la realizzazione di una Lista del Patrimonio Mondiale rappresentativa, equilibrata e credibile.

La rappresentatività si riferisce alla volontà, da parte dell’UNESCO, di assicurare la presenza nella Lista di beni di eccezionale valore universale provenienti da tutte le aree geografiche.

L’equilibrio nella composizione della Lista non è concepito esclusivamente in termini numerici, ma tende a coniugare la presenza del maggior numero di aree geografiche e di avvenimenti storici con la significatività dei beni iscritti.

Il concetto di credibilità fa riferimento allo sforzo da parte dell’UNESCO di assicurare una rigorosa applicazione dei criteri stabiliti dal Comitato per il riconoscimento dell’eccezionale valore universale dei beni, ma è anche frutto di un’accurata riflessione sul concetto di diversità nella definizione di Patrimonio.

Finalità imprescindibili della Strategia globale sono le azioni volte a incoraggiare il maggior numero di Paesi a diventare Stati aderenti della Convenzione, a preparare liste provvisorie e a presentare candidature di beni appartenenti a categorie e regioni non ben rappresentate nella Lista del Patrimonio Mondiale.

Nel 2004, durante la sua ventottesima sessione, il Comitato del Patrimonio Mondiale ha promosso due indagini, una sulla Lista del Patrimonio Mondiale e una sulle Liste Propositive, condotte dall’ICOMOS (Consiglio Internazionale dei Monumenti e dei Siti) e dall’IUCN (Unione Mondiale per la Conservazione della Natura), in modo da poter valutare i progressi della Strategia Globale in termini di rappresentatività cronologica, geografica e tematica.

 

Lo studio dell’ICOMOS ha rilevato che le ragioni delle lacune nella Lista del Patrimonio Mondiale rientrano in due categorie principali: strutturali (relative al processo di candidatura al Patrimonio mondiale e alla gestione e protezione dei beni culturali) e qualitative (relative al modo in cui i beni vengono identificati e valutati).

 

Le problematiche strutturali sono legate alla mancanza di capacità tecniche nella fase di preparazione delle candidature e di un adeguato quadro giuridico o gestionale, fattori che ostacolano individualmente o collettivamente la preparazione di candidature di successo da parte di alcuni Paesi. Secondo l’indagine, alcuni di questi problemi possono essere risolti tramite programmi di formazione e di supporto nel complesso iter di candidatura dei beni.

 

Le ragioni di ordine qualitativo si riferiscono alla necessità di mettere a punto nuove procedure di identificazione dei beni culturali e naturali, per stabilire in maniera adeguata il loro valore universale ai fini dell’iscrizione nella lista del Patrimonio Mondiale. Per realizzare questo obiettivo è fondamentale fornire supporto agli Stati affinché promuovano ricerche e studi, riguardanti anche tipologie di beni precedentemente non considerate per la nomina.

 

Lo studio della IUCN ha messo in evidenza che i siti naturali e misti iscritti nella Lista del Patrimonio Mondiale coprono quasi tutte le regioni e gli habitat del mondo, con una distribuzione relativamente equilibrata. Tuttavia, vi sono ancora grandi lacune nella Lista del Patrimonio Mondiale per aree naturali quali praterie tropicali e temperate, savane, sistemi lacustri, tundra e sistemi polari e deserti freddi invernali.

 

La Strategia Globale oggi

Dal lancio della Strategia globale 39 nuovi Paesi hanno ratificato la Convenzione sul Patrimonio Mondiale, molti dei quali provenienti da piccoli Stati insulari del Pacifico, dall’Europa orientale, dall’Africa e dagli Stati arabi.

Il numero di Paesi del mondo che hanno firmato la Convenzione sul Patrimonio Mondiale nel corso degli ultimi dieci anni, che precedentemente si attestava sui 139, è salito a 178. Il numero di Stati che hanno presentato liste provvisorie conformi alle linee guida stabilite dal Comitato è passato da 33 a 132.

Sono state inoltre introdotte nuove categorie di siti del Patrimonio mondiale, come quelle dei paesaggi culturali, degli itinerari, del patrimonio industriale, dei deserti, dei siti marino-costieri e delle piccole isole.

Attualmente i siti culturali, naturali e misti iscritti nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO sono 1154, così ripartiti nei 5 continenti:

 

 

L’analisi quantitativa sulle iscrizioni nella Lista per continente, riportata nella tabella, rende evidente quanto la Strategia Globale non abbia ancora pienamente raggiunto i suoi obiettivi. L’Europa appare ancora il continente più rappresentato, a dispetto della sua estensione geografica e della sua consistenza demografica.

Nel tentativo di valorizzare ulteriormente le categorie di siti scarsamente rappresentate e di migliorare la copertura geografica, il Comitato del Patrimonio Mondiale ha recentemente deciso di limitare il numero di candidature che possono essere presentate da ogni Stato parte e il numero di candidature che esaminerà durante la sua sessione.

Inoltre, importanti conferenze e studi tematici finalizzati all’attuazione della Strategia Globale si sono svolti in Africa, nelle sub-regioni del Pacifico e delle Ande, nelle regioni arabe e caraibiche, in Asia centrale e nel Sud-est asiatico. Questi studi sono diventati importanti guide per l’attuazione della Convenzione sul Patrimonio Mondiale in queste regioni.

Il Comitato per il Patrimonio Mondiale continua il suo lavoro in collaborazione con tutti gli Stati Parte della Convenzione sul Patrimonio Mondiale e con i suoi tre organi consultivi: ICOMOS, IUCN e ICCROM, al fine di compiere sempre maggiori progressi nella diversificazione della Lista del Patrimonio Mondiale, affinché essa sia veramente equilibrata e rappresentativa della straordinaria varietà culturale e naturale del nostro pianeta.

Fonte: UNESCO.IT