Le “conseguenze inintenzionali” del coronavirus sul sistema universitario

Le “conseguenze inintenzionali” del coronavirus sul sistema universitario

16 Marzo 2020 Off Di Direzione Rivista Siti Unesco

Condividiamo con i lettori il contributo del Direttore del dipartimento di economia, dell’Università di Messina Michele Limosani, sulla rivoluzione che l’impatto con l’emergenza del Coronavirus ha portato nelle modalità della diffusione della conoscenza.

Esiste un filone di pensiero in Sociologia che sostiene come i cambiamenti istituzionali non sono sempre il risultato di piani intenzionali o di una chiara volontà. I mutamenti, ovviamente, possono riguardare anche le trasformazione organizzative e le abitudini di lavoro dei soggetti che animano le “strutture complesse”, abitudini che si sono consolidate e cristallizzate nel tempo e che rappresentano, spesso, il principale ostacolo al cambiamento organizzativo.

Una teoria, quelle delle “conseguenze inintenzionali”, che è possibile applicare nell’ambito del sistema universitario nazionale ed, in modo particolare, dell’Università degli Studi di Messina; struttura che, per la responsabilità e le funzioni che mi sono assegnate, mi capita di osservare un pò più da vicino. Come sta cambiando il modo di fare Università a Messina ai tempi del Corona Virus? Non è certamente un passaggio facile e indolore ma in questo momento nella nostra università è in corso una vera e propria “rivoluzione tecnologica” che investe l’attività di formazione, le modalità di organizzazione dei servizi e della gestione delle risorse umane; una rivoluzione che produrrà trasformazioni destinate a durare nel tempo.

E’ stata, per esempio, predisposta in brevissimo tempo -grazie ad uno sforzo immane da parte del nostro personale tecnico informatico- l’infrastruttura hardware e software per la video-conferenza e la teledidattica. Siamo oggi pronti a portare in qualunque luogo ed in qualunque tempo la presenza virtuale di ogni professore. Obiettivo straordinario se pensiamo che le attività precedentemente svolte dal nostro Ateneo in modalità e-learning non raggiungevano la soglia del 20%.

La fruizione on line dei contenuti ha comportato un’accelerazione a livello amministrativo della riorganizzazione dei servizi a supporto dell’attività didattica e la digitalizzazione delle procedure ammnistrative. Abbiamo già svolto nei giorni precedenti i primi esami di laurea in modalità telematica così come ormai quasi tutte le commissioni concorsuali dei ricercatori e degli assegnisti sono svolte on line. Le attività amministrative a supporto di queste attività, nel rispetto della trasparenza, pubblicità e sicurezza dei dati, sono state tutte realizzate in remoto (back office) per via telematica.

La digitalizzazione dei procedimenti amministrativi ha reso possibile sperimentare lo smart working. In queste ore una buona parte dei compiti amministrativi relativi alle procedure e alle attività di routine (autorizzazioni, certificazioni, emanazione decreti, controlli amministrativi), che tanto tempo e personale assorbono nella vita quotidiana delle strutture dipartimentali, sono svolte dai tecnici ammnistrativi in “modalità agile”, ossia dalle proprie abitazioni attraverso il tele-lavoro.

Come risulta evidente dai questi pochi esempi si tratta di una profonda trasformazione che investe tutte le attività dell’Università; un cambiamento non pianificato ma che l’emergenza Corona Virus sta generando a tappe forzate e in modalità “learning by doing”. Certo questo cambiamento porrà delle nuove sfide: come valorizzare il patrimonio di conoscenza e di competenze acquisite? Cosa preservare del passato e come riposizionare il nostro Ateneo nel contesto regionale, nazionale ed internazionale? Sono le sfide che attendono la governance una volta passata la bufera del Corona Virus; rimane il fatto, comunque, che questo sciagurato evento, suo malgrado, lascerà la nostra Università tecnologicamente più avanzata, più produttività e quindi più competitiva.