La città di Noto debutta ne “Le Vie dei Tesori”: protagonista sarà  il “giardino di pietra” di Cesare Brandi nella capitale del Barocco. L’unico modo per capire Noto è lasciarsi  andare e vagare in questa elegante e nobile città che al tramonto acquista sfumature rosa. Potere temporale e religioso: i salotti affrescati, perfettamente conservati, giocano a rimpiattino con le gelosie delle monache. Civitas foederata e municipium, deve agli arabi la nascita del Val di Noto e all’Unesco il riconoscimento come patrimonio dell’umanità. Tredici luoghi per scoprirla. Chiese, palazzi, teatri, archivi, musei: un patrimonio che per la prima volta è visitabile tutto insieme per la prima edizione de Le Vie dei Tesori.

Si avranno a disposizione tre  weekend, sempre venerdì, sabato e domenica, dal 13 al 29 settembre. Le Vie dei Tesori – nato a Palermo, dove ad ogni edizione la città si trasforma in un unico museo diffuso – quest’anno si allarga a quindici centri di tutta la Sicilia: oltre a Noto, anche Siracusa, Sambuca, Caltanissetta, Trapani, Marsala, Acireale, Messina, Sciacca e Naro. Il 4 ottobre Le Vie dei Tesori si trasferirà a Palermo e Catania (5 weekend) e tra il barocco del Ragusano (3 weekend).

«Abbiamo aderito con convinzione – spiega l’assessore al Turismo Giusi Solerte – e matura consapevolezza a una proposta progettuale valida ed importante, con un format ormai consolidato e collaudato. Così come è capillare ed efficacia la campagna di marketing e di visibilità internazionale che accompagna il format. Non si tratta della semplice apertura e visita di siti culturali, ma della possibilità concreta di mettere in rete bellezze architettoniche, uniche al mondo, e di consentire la scoperta di siti normalmente poco accessibili al pubblico”.”Stiamo rafforzando il nostro modello, sia verso l’esterno sia verso l’interno – sottolinea l’assessore alla Cultura Frankie Terranova -. Verso l’esterno perché andiamo a far parte di un progetto che coinvolge altre città importanti della nostra regione. Verso l’interno perché proseguiamo con il nostro sviluppo turistico mettendo a disposizione, grazie alla collaborazione delle società e cooperative che gestiscono il nostro straordinario patrimonio, luoghi solitamente chiusi al pubblico”.

“Un format nato tredici edizioni fa da un gruppo di giornalisti ed operatori culturali che hanno creduto nel fatto che raccontare i siti voleva dire farli amare – spiega il presidente de Le Vie dei Tesori, Laura Anello -. Oggi i comuni premono per entrare nel circuito, abbiamo richieste ogni giorno e non riusciamo a far fronte a tutte: l’anno scorso il festival ha raccolto 280 mila visitatori solo a Palermo e cresce ad ogni edizione”.

Sarà una vera scommessa, per una cittadina che investe da sempre sul turismo ma stavolta vuole mettersi alla prova anche sul racconto e sui posti inediti. Con l’aiuto del Comune e della Diocesi, è stato costruito un percorso quasi sensoriale, che si insinua proprio nei luoghi più nascosti. Oppure si può andare in cerca di Madonnine: quella Bianca o della Neve, che ha un nome bellissimo, arriva da Noto Antica ed è attribuita al Gagini, la troverete nella chiesa del SS. Crocifisso dove è anche la cappella rosa e celeste dei Landolina; sempre dal sito storico arriva la scultura in marmo della Madonna col Bambino dei palermitani Giovanni e Paolo de Battista della Badia Nuova, ma bisogna spingersi fino a Santa Chiara per trovare una cinquecentesca Madonna con Bambino attribuita ad Antonello Gagini. Un colpo d’occhio merita la scalinata amata dalle star della Cattedrale, ma Noto non è solo chiese: eccola infatti pronta ad aprire i suoi nobili palazzi, simbolo di un tempo in cui la cittadina era meta di re e principi: da Palazzo Ducezio dove Gregorietti mise mano ai saloni per la visita ufficiale di Umberto e Maria Josè di Savoia; al neoclassico Palazzo Landolina di Sant’Alfano che, tra il 1838 e il 1844, ospitò tre volte Ferdinando II di Borbone e Maria Teresa d’Austria; fino al bestiario grottesco che adorna il palazzo dei principi Nicolaci di Villadorata, vero gioco surreale di sirene, leoni, sfingi, ippogrifi, cavalli alati e angeli che si affacciano dai mensoloni che sorreggono le gelosie; e infine, Palazzo Trigona che per metà appartiene ancora all’ultima marchesa di Canicarao.

Le Vie dei Tesori nascono da un lavoro srotolato sull’intero territorio, a cui contribuiscono i Comuni, le Diocesi, gli enti, le Soprintendenze; quest’anno, su input dell’assessore Sebastiano Tusa al quale la manifestazione è dedicata, e per volontà del presidente della Regione Nello Musumeci e del dirigente generale dell’assessorato ai Beni culturali, Sergio Alessandro, la Regione Siciliana ha firmato con il festival un innovativo accordo di valorizzazione con cui – pur non attribuendole risorse finanziarie – ne riconosce la valenza strategica per la promozione della Sicilia mettendo a disposizione i luoghi e rendendo più agili i processi decisionali. Da Roma, poi, sono arrivati, ormai per il quarto anno, la medaglia di rappresentanza del presidente della Repubblica e i patrocini del Senato, della Camera, del ministero dei Beni culturali.

Insomma, la ricchezza della Sicilia sarà a portata di mano, anzi di coupon,  dotati di Qr-code, che si acquistano on line sul sito del Festival e vengono smarcati all’ingresso dei luoghi. Sul posto, il racconto dei luoghi, alla ricerca di aneddoti, curiosità, collegamenti: perché il segreto de Le Vie dei Tesori sta proprio nello storytelling che il pubblico dimostra di apprezzare, visto che il festival l’anno scorso ha raccolto 370 mila visitatori. Tutto ruota attorno al portale www.leviedeitesori.it, colmo di curiosità, articoli, immagini.