Parco del Delta del Po garante della biodiversità: tutto passa dall’acqua

Parco del Delta del Po garante della biodiversità: tutto passa dall’acqua

21 Marzo 2017 Off Di Direzione Rivista Siti Unesco

Preservare l’ecosistema e garantire la continuità della biodiversità, tutelare il rapporto fra le comunità locali e l’ambiente nel quale vivono, assicurare l’implementazione delle attività economiche legate alle peculiarità del territorio e promuovere politiche di valorizzazione. Questi i “compiti” degli enti che gestiscono le aree MAB –  Man and the Biosphere, questi i capisaldi delle attività del Parco del Delta del Po, presente nella World Heritage List assieme alla città di Ferrara dal 1997 e nel programma MAB dal 2015.

Le Riserve della biosfera sono aree marine, terrestri o miste che, al fine di salvaguardare le risorse naturali del pianeta, promuovono attività di cooperazione scientifica, ricerca interdisciplinare e sostenibilità ambientale, nel piano coinvolgimento delle comunità locali.  L’Ente Parco Delta del Po, quindi, lavora alacremente per portare a realizzazione diversi percorsi di stabilizzazione, intrapresi proprio per tutelare la biodiversità del territorio di riferimento.

All’interno del Parco si trovano le Valli di Comacchio: si tratta della più estesa valle da pesca interna d’Italia, caratterizzata da acque salse che presentano una salinità comprese tra 2,5% e 4,5%. In particolare, lo specchio d’acqua principale si estende su circa 10.000 ettari e presenta acque aperte nella parte centrale e complessi sistemi di dossi, barene e cordoni dunosi emergenti nelle zone perimetrali.

Le acque salate giungono direttamente dal mare Adriatico, attraverso tre canali immissari, mentre quelle dolci arrivano dal fiume Reno e dalle acque di drenaggio della bonifica sul pianura circostante. Trattandosi di un sistema “chiuso”, perché l’acqua mantenga un grado di salinità stabile, è necessario monitorare l’afflusso di acqua dolce per garantire il mantenimento della biodiversità, tipico della riserva. 

Le acque aperte ospitano infatti  rari popolamenti di alghe e una vegetazione perenne peculiare: sono presenti 4 habitat di interesse comunitario, 2 dei quali prioritari, che coprono il 75% della superficie del sito: lagune costiere, pascoli inondati mediterranei, steppe salate mediterranee, foreste a galleria di Salix alba e Populus alba. E’ presente la Salicornia veneta, specie di interesse comunitario prioritaria. Sono segnalate specie rare e  minacciate quali Bassia hirsuta, Plantago cornuti, Limonium bellidifolium, Triglochin maritimum, Halocnemum strobilaceum.

Fino a metà degli anni ’80 era presente la Lontra, ultimo sito di segnalazione nella pianura Padana e – al momento – sono almeno 37 le specie di interesse comunitario regolarmente presenti nel sito. L’ampia laguna e i bacini d’acqua dolce rappresentano un ambiente elettivo per la sosta, l’alimentazione e la nidificazione di una diversissima avifauna acquatica comprendente tutti i gruppi sistematici e – per alcune di queste specie – le Valli di Comacchio rappresentano, o hanno rappresentato per anni, l’unico o uno dei pochi siti di nidificazione regolarmente occupati in Italia o addirittura in Europa (come per la Sterna di Rüppel), ma anche un centro di attrazione e di espansione che ha portato alla colonizzazione di altre zone umide nell’area del Delta del Po e dell’Adriatico settentrionale. Inoltre, le Valli di Comacchio sono una delle aree di maggior importanza nazionale e internazionale quale sito di sosta e alimentazione durante i periodi di migrazione primaverile ed autunnale.

Si segnalano anche la presenza della Testuggine palustre e del Tritone crestato, oltre che diverse specie di pesci rari.

Un ambiente delicato, dalla preziosa biodiversità, che si trova ai margini di insediamenti umani importanti per dimensioni e per produttività – anche a livello industriale. Come si può mantenere sano queste delicato equilibrio? Partendo dalla “base”: l’acqua. Con il cambiamento climatico le acque del Delta e delle Valli sono state oggetto di mutamento, in particolar modo per quanto concerne la temperatura e la concentrazione di minerali. Per preservarne la corretta salinità e per ridurne l’eutrofizzazione, quindi, la Regione Emilia Romagna, di concerto con l’ARPAE – Agenzia ambientale della Regione Emilia Romagna  – l’Ente PArco del Delta e i comuni interessati (Comacchio, Argenta e Ravenna), ha attivato una procedura legata al progetto “richiesta di concessione di derivazione di acque superficiali dal fiume Reno, da 5 punti diversi di presa, destinate alla gestione a fini naturalistico-ambientali dei bacini meridionali delle valli di Comacchio”. L’Ente Parco intende farsi garante della gestione dell’afflusso di acque dolci provenienti dal fiume Reno in modo da tutelare l’ecosistema del Delta del Po, attraverso la regimentazione delle acque nelle valli meridionali di Comacchio.

A tal proposito si è tenuta ieri la prima Conferenza di Servizio per la valutazione di impatto ambientale del progetto, che vedrà l’utilizzo di chiaviche già esistenti risalenti agli anni ’70 gestite in passato dal Servizio Tecnico di Bacino, poi dal Comune di Comacchio. Al termine della trafila iniziata da qualche settimana, a farsene carico potrebbe essere l’Ente Parco del Delta del Po che – così come prescritto nel piano di gestione del Parco – è impegnato nella preservazione dell’habitat esistente anche in base alla partecipazione alla rete Natura 2000. Questa ultima definisce il delta del fiume Po come l’unico vero delta presente in Italia e riconosce che esso racchiude il più complesso sistema nazionale di zone umide.

(Fonti: parcodeltapo.it; biosferadeltapo.org; Piano di Gestione Valli di Comacchio – revisione 2015; minambiente.it, ambiente.regione.emilia-romagna.it)