Patrimonio culturale e Industria 4.0, il Parco del Colosseo vince la call di ICOM Lazio

Patrimonio culturale e Industria 4.0, il Parco del Colosseo vince la call di ICOM Lazio

19 Maggio 2021 Off Di Direzione Rivista Siti Unesco

In occasione della Giornata Internazionale dei Musei 2021 “Il futuro dei Musei: rigenerarsi e reinventarsi” il Parco archeologico del Colosseo ha annunciato la vittoria alla call promossa dal Coordinamento Regionale Lazio di ICOM Italia in partnership con Sòphia High Tech, con l’obiettivo di avviare progetti sperimentali per l’applicazione delle tecnologie dell’Industria 4.0 per la protezione del Patrimonio Culturale.

Il PArCo ha presentato un progetto centrato sulla grande iscrizione del Prefetto di Roma Rufius Caecina Felix Lampadius, rinvenuta nel 1812 durante gli scavi dei sotterranei del Colosseo ed attualmente esposta nel percorso della mostra permanente “Il Colosseo si racconta”. La lastra, come la si può vedere oggi, riporta un’iscrizione commemorativa relativa ai restauri effettuati al piano dell’arena, al podio e alle gradinate, parti che erano state gravemente danneggiate dal terremoto del 443 d.C. La presenza di fori per perni di fissaggio di lettere metalliche e alcune parti erase hanno consentito di ritrovare l’originaria iscrizione che costituisce il principale documento che menziona la costruzione dell’Anfiteatro Flavio grazie al bottino (ex manubiis) ricavato dalla distruzione di Gerusalemme.

Il progetto proposto prevede studi e prototipi per la realizzazione di una stampa in 3D della grande iscrizione con la riproposizione del testo originale, associando materiali diversi per il supporto e per le lettere dell’iscrizione. La proposta del PArCo è stata scelta per la complessità del processo di reverse engineering con scansione laser, simile a quello effettuato per la riproduzione del David di Michelangelo eseguito per l’Expo di Dubai. La sfida sarà ottimizzare il processo rendendolo più efficiente in termini di costi e di tempi. Ma non finisce qui: il Colosseo nella giornata odierna accresce le sue collezioni con l’acquisizione di una nuova preziosa opera d’arte esposta per la prima volta lungo il percorso della mostra permanente “Il Colosseo si racconta”.

Si tratta di una tempera su carta pergamena (cm 14,5 x 47, inv. 20.M324-8.1) opera dell’artista Maria Luigia Raggi raffigurante, sul recto, la “Veduta del Colosseo con l’Arco di Costantino e la Meta Sudans” e, sul verso, il “Paesaggio della campagna romana con scena mitologica”.

L’opera è datata all’ultimo quarto del XVIII secolo, ed è preparatoria ad una particolare tipologia di ventola (o ventaglio), detta del “Grand Tour”, una sorta di souvenir che aveva come acquirente privilegiato il turista nordeuropeo in visita in Italia.

Nel ventaglio il Colosseo è ripreso dalla via Sacra, nei pressi dell’Arco di Tito. Alla sua destra sono la Meta Sudans, oggi non più visibile, e l’Arco di Costantino. Alcune figure animano la scena: in primo piano è ben visibile un gruppo familiare, a sinistra; il punto di osservazione è ravvicinato e uno scorcio di paesaggio arcadico accompagna la composizione che si snoda quindi tra veduta esatta e veduta ideale.

Sul verso è dipinta un’articolata allegoria mitologica del tempo e dell’alternanza delle stagioni. Questa è resa visivamente con una netta separazione tra la porzione di destra, immersa nella luce, dove la dea Flora volteggia circondata da putti festosi e colorati, e la porzione di sinistra, in ombra, avvolta in una nube oscura e minacciosa. I protagonisti sono Giano – con i due volti opposti nell’atto di impugnare le chiavi del tempio alle sue spalle –, e il Tempo, raffigurato come un vecchio che si copre con un manto di colore turchese.

Il dipinto, proveniente dalla Collezione Zito, era parte di un lotto di opere per le quali erano stati richiesti gli attestati di libera circolazione. L’Ufficio Esportazione oggetti d’antichità e d’arte della Soprintendenza speciale archeologia belle arti e paesaggio di Roma ha disposto l’acquisizione coattiva a favore del Parco archeologico del Colosseo con la motivazione – prodotta dalla dott.ssa Ilaria Sgarbozza, funzionario storico dell’arte del Parco archeologico dell’Appia antica – che riflette l’importanza dell’opera e dei suoi elementi unici, ovvero: “la rarità della tempera; la rilevanza e armonia della doppia rappresentazione …; l’appartenenza a un contesto storico e artistico di primo piano, che collega Genova a Roma e all’Europa; nonché il riferimento a una delle pochissime artiste attive in Italia in età moderna …”.

Il ventaglio è infatti opera di Maria Luigia Raggi, l’unica artista donna nota che esplora la tematica del paesaggio nel Settecento, la cui personalità e il cui catalogo di opere sono emersi in tempi recenti grazie agli studi condotti da Antonio Gesino prima e Consuelo Lollobrigida poi. Ed è proprio quest’ ultima a censire l’opera nella monografia dedicata alla pittrice come lavoro autografo.

 

Fonte: Uff. Stampa Parco Archeologico del Colosseo