Resilience in cultural “living heritage” || La resilienza del patrimonio culturale “vivente”

Resilience in cultural “living heritage” || La resilienza del patrimonio culturale “vivente”

18 Maggio 2020 Off Di Direzione Rivista Siti Unesco

In line with its response to COVID-19, UNESCO is launching a web platform to share and exchange experiences of living heritage in the context of the pandemic, both in terms of its impact and the diverse ways in which communities turn to their living heritage as a source of resilience and recovery.

IMPACT ON LIVING HERITAGE
Experiences shared so far through an online UNESCO survey have shown the scale of disruption across the world, with many significant festive events and rituals cancelled or postponed. Some communities can no longer access the cultural and natural spaces and places of memory necessary for expressing their intangible cultural heritage, while others are restricted from coming together to share and enjoy many aspects of their intangible cultural heritage, which is so vital to the life of their communities.

This has not only caused disruptions in the social and cultural lives of many, but has also resulted in loss of income for many bearers and practitioners of intangible cultural heritage. Those working in the performing arts and traditional crafts, who largely operate in the informal sector, have been particularly hard hit. Although it is still early to assess the economic costs, artisans the world over have responded to the survey noting loss of livelihoods as they face challenges in supplying orders and accessing raw materials.

ADAPTING TO CRISIS
Intangible cultural heritage, however, is dynamic in nature and has the capacity to adapt and evolve. Survey results demonstrate that communities have sought ways to continue practicing their intangible cultural heritage, despite quarantine and confinement measures. Many Holy Week celebrations for example, from Colombia to Venezuela and Croatia to Italy, still went ahead this year, albeit in adapted form.

Online initiatives and platforms have sprung up, providing new ways to disseminate and transmit knowledge about intangible cultural heritage. In Georgia, traditional feasts continue to take place online, with tables of traditional food and drinks arranged in front of computer screens and toasts performed virtually.

Social networks are playing a prominent role in helping people stay connected while being physically apart. For folk singers in Rajasthan, India, who must often travel to perform, live performances are organized through Facebook, providing a sense of solidarity with other artists and inspiration to continue.

More time spent in the home has heightened opportunities for teaching about intangible cultural heritage within the family. From Jamaica to Lebanon, many traditional cultural practices, such as culinary traditions and crafts, are being revisited under lockdown. Parents are cooking traditional meals with young members of the family, using recipes passed down from older generations and sharing the results online.

TOOLS FOR RESILIENCE
While the COVID-19 pandemic has underscored the fragility of living heritage in emergencies, such situations can also provide reinvigorating or creative contexts for intangible cultural heritage, prompting the re-emergence or renewal of interest in abandoned elements or even the emergence of new ones.

Many elements of intangible cultural heritage are being transformed in the context of the pandemic to support and reinforce public health measures. Artists in Peru and China, for example, are creating face masks using traditional design and techniques. Amazigh communities in the Moroccan Atlas Mountains share poetic verses related to COVID-19. Traditional string puppet performances in Sri Lanka tell stories of confinement and social distancing, while in Senegal, the mythical figure of Kankurang, traditionally the guarantor of order and justice, parades in the streets from 8pm until dawn, enforcing village curfew.

In linea con la sua risposta a COVID-19, l’UNESCO sta lanciando una piattaforma web per condividere e scambiare esperienze sul patrimonio vivente nel contesto della pandemia, sia in termini di impatto che nei diversi modi in cui le comunità si rivolgono al loro patrimonio vivente come una fonte di resilienza e recupero.

IMPATTO SUL PATRIMONIO VIVENTE
Le esperienze condivise finora attraverso un sondaggio online dell’UNESCO hanno mostrato l’entità della disgregazione in tutto il mondo, con molti eventi festivi significativi e rituali annullati o rinviati. Alcune comunità non possono più accedere agli spazi culturali e naturali e ai luoghi della memoria necessari per esprimere il loro patrimonio culturale immateriale, mentre ad altri è proibito riunirsi per condividere e godere di molti aspetti del loro patrimonio culturale immateriale, che è così vitale per la vita di le loro comunità.

Ciò non solo ha causato interruzioni nella vita sociale e culturale di molti, ma ha anche comportato una perdita di reddito per molti portatori e professionisti del patrimonio culturale immateriale. Coloro che lavorano nelle arti dello spettacolo e nell’artigianato tradizionale, che operano in gran parte nel settore informale, sono stati particolarmente colpiti. Sebbene sia ancora presto per valutare i costi economici, gli artigiani di tutto il mondo hanno risposto al sondaggio rilevando la perdita di mezzi di sostentamento mentre affrontano sfide nella fornitura di ordini e nell’accesso alle materie prime.

ADATTARSI ALLA CRISI
Il patrimonio culturale immateriale, tuttavia, è di natura dinamica e ha la capacità di adattarsi ed evolversi. I risultati del sondaggio dimostrano che le comunità hanno cercato modi per continuare a praticare il proprio patrimonio culturale immateriale, nonostante le misure di quarantena e di confinamento. Molte celebrazioni della Settimana Santa, ad esempio, dalla Colombia al Venezuela e dalla Croazia all’Italia, sono ancora andate avanti quest’anno, sebbene in forma adattata.

Iniziative e piattaforme online sono nate, fornendo nuovi modi per diffondere e trasmettere conoscenze sul patrimonio culturale immateriale. In Georgia, le feste tradizionali continuano a svolgersi online, con tavoli di cibi e bevande tradizionali disposti davanti a schermi di computer e brindisi eseguiti virtualmente.

I social network stanno giocando un ruolo di primo piano nell’aiutare le persone a rimanere in contatto pur essendo fisicamente separati. Per i cantanti folk del Rajasthan, in India, che spesso devono viaggiare per esibirsi, le esibizioni dal vivo sono organizzate attraverso Facebook, fornendo un senso di solidarietà con altri artisti e ispirazione per continuare.

Più tempo trascorso in casa ha aumentato le opportunità di insegnamento sul patrimonio culturale immateriale all’interno della famiglia. Dalla Giamaica al Libano, molte pratiche culturali tradizionali, come le tradizioni culinarie e l’artigianato, vengono rivisitate in blocco. I genitori cucinano pasti tradizionali con i giovani membri della famiglia, usando ricette tramandate da generazioni più anziane e condividendo i risultati online.

STRUMENTI PER LA RESILIENZA
Mentre la pandemia di COVID-19 ha sottolineato la fragilità del patrimonio vivente nelle emergenze, tali situazioni possono anche fornire contesti rinvigorenti o creativi per il patrimonio culturale immateriale, stimolando il riemergere o il rinnovamento dell’interesse per gli elementi abbandonati o persino l’emergere di nuovi.

Molti elementi del patrimonio culturale immateriale si stanno trasformando nel contesto della pandemia per sostenere e rafforzare le misure di sanità pubblica. Artisti in Perù e Cina, ad esempio, stanno creando maschere per il viso usando tecniche e design tradizionali. Le comunità di Amazigh nelle montagne dell’Atlante marocchino condividono versi poetici relativi a COVID-19. Le tradizionali esibizioni di marionette a filo nello Sri Lanka raccontano storie di confinamento e distanziamento sociale, mentre in Senegal la mitica figura di Kankurang, tradizionalmente garante dell’ordine e della giustizia, sfila per le strade dalle 20:00 fino all’alba, imponendo il coprifuoco del villaggio.

 

Fonte: UNESCO.ORG