Per la XVII Settimana di azione contro il razzismo, è on line la mini serie “Storie di altri mondi nelle Ville e Giardini medicei di Petraia e Castello”, condotta da mediatori culturali stranieri realizzata a cura della Direzione regionale musei della Toscana in collaborazione con Stazione Utopia nell’ambito del progetto AMIR accoglienza, musei, inclusione, relazione, che ricostruisce attraverso oggetti e piante conservate nelle Ville e Giardini di Petraia e Castello la storia talvolta pacifica e talvolta violenta dei rapporti fra Firenze e il mondo. 

Edison Manuel mediatore del progetto AMIR dal 2018 nato in Angola, in Africa, presenta e racconta tra dettagli inaspettati e ricordi familiari l’incredibile storia  del ritratto su tavola di Benedetto d’Angola Silva, detto Il Moro Bianco, realizzato da Antonio Franchi fra il 1709-1710.

Chi era quest’uomo? Come era arrivato a Firenze e perché è stato ritratto?
Bento, o Benedito in portoghese, era un ragazzo angolano albino arrivato in Europa, probabilmente attraverso il Portogallo, per poi essere inserito alla corte del Granduca di Toscana Cosimo III dei Medici. Faceva parte della servitù straniera ed esotica e di lui sappiamo solo che era bianco ma figlio di padre e madre neri, cioè albino.

L’Angola è il nome che i portoghesi hanno dato alle terre conquistate a partire dal 1575 che corrispondevano al regno del Ndongo, governato dal re Ngola Kiluanji Kia Samba, che venne sconfitto dai colonizzatori. Si dice che Angola sia una parola che deriva dalle lingue europee e che significhi un regno senza re, cioè senza Ngola, che è il titolo riservato ai capi tribù.

Mary Valeriano mediatrice del progetto AMIR dal 2019, nata in Brasile ci racconta invece il contrasto tra scene idilliache e cruente illustrate in alcune carte dipinte esposte in Villa, acquistate nel 1780 da Pietro Leopoldo d’Asburgo Lorena, granduca di Toscana, per arredare le ‘stanze cinesi’ di alcune delle sue residenze, come il Rotolo di Canton e il terribile dipinto del Suicidio per impiccagione di una novella sposa.

Nel corso del XVI secolo l’espansione commerciale marittima, spalancò per principi e signori un orizzonte di terre sconosciute. L’Occidente si trovava per la prima volta a confronto con abitudini, mode e costumi molti diversi dai propri, che suscitarono presto fascino e curiosità. Oggetti, opere d’arte, specie botaniche provenienti dall’oriente, divennero oggetto  di studi, di collezionismo e doni di scambi diplomatici e di scambio tra i sovrani europei. E’ così che ritratti, fiori e piante esotiche, ancora oggi conservati nella Villa medicea di Petraia e nel Giardino della Villa medicea di Castello, raccontano storie talvolta pacifiche, talvolta violente, dei rapporti tra Firenze e il mondo.

La lettura del patrimonio storico-artistico in chiave interculturale offre ai visitatori punti di vista inediti, prospettive originali, nuove narrative, che diventano occasioni per avviare un dialogo sul valore delle culture come risultato della mescolanza e dell’incontro secolare fra i popoli, seguendo le tracce della presenza di persone, oggetti e testimonianze extraeuropee nelle collezioni.

 

Fonte: Villa medicea della Petraia – Direzione regionale musei della Toscana