APPELLO DI ROMAAPPELLO DI ROMA - Ph. © UNESCO/Vesna Vujicic-Lugassy

E’ nato dai lavori della Conferenza internazionale DOCUMENTING OUR HERITAGE AT RISK, tenutasi a Roma il 19 e 20 maggio, l’ “Appello di Roma”, il documento che chiede agli Stati membri dell’UNESCO e dell’ICCROM (il Centro internazionale di studi per la conservazione ed il restauro dei beni culturali) di prendere i provvedimenti necessari per documentare il patrimonio culturale e condividere le relative banche dati, avendo come obiettivo principale il patrimonio culturale colpito e minacciato da conflitti armati, da rischi antropici o da disastri naturali.

L’appello viene rivolto anche alle Istituzioni Europee che hanno proclamato il 2018 come “Anno europeo dei beni culturali”, affinché adottino le misure necessarie e mobilitino le risorse umane e finanziarie indispensabili per condurre un’iniziativa internazionale destinata alla documentazione del patrimonio culturale a rischio in tutto il mondo. 

In apertura dei lavori Francesco Rutelli, presidente dell’Associazione Incontro di Civiltà che ha organizzato la conferenza internazionale, ha sottolineato che la catalogazione è il primo passo per la salvaguardia del patrimonio messo sempre più a rischio non solo dagli eventi bellici ma anche dalle calamità naturali accentuate in intensità e periodicità dall’impatto dei cambiamenti climatici, mentre il Ministro dei beni e delle Attvità Culturali e il Turismo, Dario Franceschini ha ricordato l’impegno italiano per la costituzione in ambito Unesco di una task force di pronto intervento a tutela del Patrimonio culturale a rischio da eventi bellici o calamità naturali e auspicato la costituzione di una task force a livello europeo di cui l’Italia si farà promotrice in sede di Consiglio Europeo dei Ministri della cultura.

Il Vice Direttore Generale dell’UNESCO per la Cultura, Francesco Bandarin, ha posto l’accento sulla grande sfida che attende la comunità internazionale per la ricostruzione del Patrimonio culturale dalla Libia alla Siria, dall’Iraq allo Yemen e sul ruolo insostituibile della documentazione e delle nuove tecnologie che vanno però intese come strumenti e non come sostituti delle opere distrutte.

L’Archeologo Paolo Matthiae ha infine suggerito i tre principi cardine intorno ai quali far ruotare l’impegno internazionale per la ricostruzione: rispetto della sovranità dei paesi che hanno subito le distruzioni; controllo e ratifica da parte dell’Unesco delle iniziative da intraprendere; cooperazione internazionale per evitare visioni particolari e favorire l’adozione di metodologie e tecniche condivise e di elevato standard qualitativo.

Fonte: CNI UNESCO