MarsigliaMarsiglia

di Martina Vacca – Marsiglia e Matera, due città accomunate da un medesimo progetto riguardante il riconoscimento, da parte dell’Unione Europea, del titolo di “Capitale Europea della Cultura”, la prima nel 2013, la seconda per il 2019.

La gestione delle candidature di Marsiglia e Matera è stata oggetto, insieme ad altri argomenti riguardanti la promozione culturale delle città, del workshop “Città come cultura. Processi di sviluppo”, rivolto ai professionisti e agli attori del turismo e della promozione culturale, che si è tenuto al MAXXI – Museo Nazionale delle Arti del XX Secolo – di Roma, in due sessioni, dal 10 al 12 novembre e dal 1 al 3 dicembre.

Marsiglia ha concorso per il titolo e vinto nel 2013, mentre Matera è stata designata Capitale Europea della Cultura per il 2019.

Entrambe le città appartengono al Sud delle rispettive Francia e Italia e benché nella prima si respiri il clima tipico delle città del Mediterraneo, esprimendo  il retaggio di una civiltà marinara contraddistinta nei secoli da uno spirito nomade e multiculturale, nella seconda, rurale e contadina, il tempo sembra quasi essersi fermato. Il paesaggio asfittico e lunare di Matera la rende infatti sospesa ed eterna. Marsiglia, al contrario, frenetica e colorata città di Provenza, è stata nei secoli crocevia di lingue e culture differenti e punto di snodo, per la sua posizione strategica, dei traffici commerciali del Mediterraneo.

Matera, quasi nascosta al resto del mondo e protetta dai suoi Sassi, resta in un angolo di Basilicata, ignorata dalle grandi vie di comunicazione.

Marsiglia e Matera, ambedue europee, eppure così lontane e diverse, hanno in comune un percorso di promozione culturale e di rilancio economico che, oltre a mettere in luce le ricchezze di ognuna, spesso in secondo piano rispetto a quelle di città maggiormente valorizzate, ha dato loro modo di riscattarsi da un passato tormentato, quando rivestivano il ruolo di “ballerina di fila” sul palcoscenico del turismo europeo.

Durante il workshop svoltosi nella capitale italiana sono state analizzate le peculiarità della gestione dei due progetti, uno già concluso e l’altro in corso, e sono emersi alcuni punti in comune e, al contempo, tratti distintivi che hanno delineato l’unicità delle singole strategie di partecipazione e di promozione.

La candidatura di Marsiglia si è prospettata particolarmente competitiva sin dal primo momento, trattandosi di una città che, rispetto alle vicine Arles o Lille, non presentava una tradizione culturale di particolare rilievo. Il suo sviluppo è stato sempre legato alla produzione industriale e artigianale e, in passato, ha risentito della deriva da declino industriale di una struttura urbana legata per anni al modello Fordista.

Dinanzi alle profonde fratture demografiche ed economiche della città, all’interno del progetto elaborato nei quattro anni precedenti al 2013, la cultura per Marsiglia ha avuto due obbiettivi fondamentali e interconnessi: quello di essere una spinta propulsiva alla costruzione dell’Europa culturale e catalizzatore di rinnovamento per la città stessa. Con un investimento di 570 milioni di euro, spalmato interamente su un territorio di 2.200.000 abitanti “Marsiglia 2013” ha orbitato attorno ad un grande tema: il Mediterraneo e il dialogo fra le sue sponde. Una delle risposte al lancio di questa grande sfida è stato il grande rinnovamento urbano con la costruzione del MuCEM, il museo delle civiltà dell’Europa e del Mediterraneo, il restauro del Palais Longchamp, il Museo delle Belle Arti, la riorganizzazione e il miglioramento della zona del vecchio porto di Marsiglia e la rivalutazione di siti naturalistici della regione, come i parchi naturali e regionali della Camargue e del Luberon.

Dal 2007, Marsiglia2013 ha esteso il suo raggio d’azione alle periferie della città, riqualificando aree dismesse e abbandonate, aprendo parchi urbani e realizzando nuovi quartieri residenziali basati su tecnologie innovative.

Creare sviluppo e favorire il rilancio economico, però, non significa solo concentrarsi sulla costruzione delle infrastrutture, bensì coinvolgere una comunità e le fasce più problematiche della popolazione e questo aspetto in particolare ha caratterizzato le politiche di inclusione messe in atto a Marsiglia nell’ambito di Marsiglia2013. La riconversione dei quartieri malfamati e periferici è stata l’obiettivo, ad esempio, del progetto   “Les sens des quartiers créatifs”   (“I significati dei quartieri creativi”), attraverso la creazione di numerose attività aggregative.

Ma la strategia di riposizionamento di Marsiglia si è sviluppata attorno ad un punto in particolare del percorso evolutivo della città: la promozione attraverso l’evento.

L’asse 1 e l’asse 2, le linee guida attraverso le quali è stato elaborato il programma di Marsiglia, hanno interessato eventi quali il Festival della creazione contemporanea Euro-Mediterranea e la “Via Marsiglia”, in direzione dell’incontro europeo dell’arte nello spazio pubblico.

Gli eventi traggono la propria specificità dalla cultura e dallo stile di vita di una città e rappresentano il filo conduttore tra i turisti e i cittadini, i quali possono divenire una sorta di trademark del luogo, che incarna alla perfezione l’identità culturale autoctona. Proprio questo spirito di condivisione degli eventi accomuna Marsiglia e Matera. In quest’ultima infatti, proprio in occasione di Matera2019 è nato il concetto dell’”abitante-produttore culturale”, dunque non solo spettatore passivo, ma protagonista attivo della crescita e della trasformazione culturale. In questa città che ha basato la sua candidatura sull’accoglienza e la partecipazione attiva delle persone, anche i visitatori devono essere trattati non tanto da turisti e da ospiti quanto da “cittadini temporanei”.

Il progetto di Matera non riguarda solo la città dei Sassi, ma è una promessa di prosperità che mira a rilanciare la Basilicata e ciò è stato dimostrato con l’impegno a coprire il 70% del finanziamento europeo in favore di tutta la regione.

In seguito ai primi eventi di Matera2019, nel 2015 le presenze di turisti in Lucania hanno superato di circa 100.000 unità i residenti, registrando 674 mila visitatori contro i 578 mila del 2014.

Ciò che ha colpito la giuria nell’assegnazione a Matera del titolo “Capitale della Cultura 2019” è stato sicuramente l’impegno delle istituzioni e delle associazioni culturali tradizionali – nel 2015 inoltre è stata creata la Fondazione per Matera 2019, che costituisce un soggetto orizzontale e non verticale- e il modo in cui hanno già iniziato a modificare le loro procedure in un’ottica proiettata al futuro e all’Europa, ma senza stravolgere il delicato equilibrio delle sue bellezze naturali.

I Sassi rappresenteranno lo scenario perfetto per un grande laboratorio di innovazione culturale e sociale e di condivisione dei saperi e in questa direzione  si incanalano i principali progetti del secondo Dossier di Matera2019, come quello dell’Open Design School.

Su un budget complessivo 52 milioni di euro, destinati alla produzione, alla promozione e all’impiego delle risorse umane, il ritorno atteso per Matera non riguarda solo l’incremento turistico e qualitativo della vita della città, ma anche la creazione di 25 nuovi soggetti economici e l’ampliamento delle relazioni internazionali della scena creativa lucana per favorire la produzione e la distribuzione di iniziative innovative e formative, dotando le istituzioni culturali di risorse professionali di  eccellenza per la gestione futura.

Tornando a Marsiglia, dalla sua esperienza è emerso che la città è riuscita ad assicurarsi il sostegno di importanti aziende sponsor, grazie ad una razionale e attenta attuazione di una strategia di differenziazione dei potenziali sponsor in relazione alla tipologia e alle dimensioni, a partire dalle multinazionali fino alle piccole aziende locali.

Nelle due capitali della cultura oggi si respira un clima di entusiasmo e di vitalità. Entro il 2020 il paesaggio urbano di Marsiglia e, in particolare, l’area portuale cosiddetta “Cité de la Méditerranée”, sarà investito da altri cambiamenti grazie ad una sinergia di progetti, i quali prevedono  nuova edilizia sociale, crescita economica, occupazione e il consolidamento del rispetto del patrimonio ambientale.

A Matera, che venne definita “la vergogna d’Italia”, non dotata di stazione ferroviaria né tantomeno di aeroporto, le parole d’ordine oggi sembrano essere “comunità” e “innovazione” e si lavora ad ambiziosi progetti con la consapevolezza che “per conoscere il passato e abitare il presente bisogna imparare la lingua del futuro”.