Dolomiti UNESCO: riconoscere le strutture obsolete

Dolomiti UNESCO: riconoscere le strutture obsolete

26 Febbraio 2016 Off Di Direzione Rivista Siti Unesco

Da dicembre 2015 uno studio individua e studia gli elementi antropici non in uso che stonano con il paesaggio dolomitico. Capire cosa può essere definito obsoleto e come deve essere trattato è il primo passo verso una miglior tutela delle Dolomiti. 

Nell’ambito della Strategia Complessiva di Gestione del sito Dolomiti UNESCO, la Fondazione Dolomiti UNESCO, attraverso la Rete funzionale del Paesaggio e delle Aree Protette, sta conducendo un’attività di ricerca sulle cosiddette “strutture obsolete”, che è stata affidata al Dipartimento di Culture del Progetto dell’Università IUAV di Venezia. 


Cosa sono le “strutture obsolete”? Come è nata l’esigenza della loro catalogazione? L’impulso iniziale deriva da una specifica richiesta dell’IUCN, che già nel 2011 raccomandava di individuarle.

A chiunque frequenta le Dolomiti verranno subito in mente diversi esempi di strutture obsolete: attrezzature per l’escursionismo abbandonate, baracche, infrastrutture e impianti in disuso e, in generale, tutti quegli elementi che per qualche motivo “stonano” nel contesto in cui si trovano. Tuttavia, quando si tenta di dare una definizione univoca di obsolescenza, il tema si rivela complesso: con quali criteri si può definire obsoleto un oggetto presente nel territorio? L’obsolescenza dipende dall’abbandono, dal degrado, dall’impatto visivo, o da un insieme di diversi caratteri? È una caratteristica propria dell’oggetto, o piuttosto dipende dal contesto?

Studiare le strutture obsolete significa capire più a fondo le dinamiche che interessano il paesaggio dolomitico. Se le osserviamo come elementi di un sistema, e non solo come oggetti singoli, possono rivelarsi documenti interessanti di come l’uomo ha usato o sta usando la montagna. Inoltre, l’indagine può dirci qualcosa sui valori che vengono attribuiti al paesaggio dolomitico. Il termine “obsoleto” contiene una sfumatura di senso negativo, indica qualcosa che è in contrasto con il contesto in cui si trova.

La ricerca, il cui responsabile scientifico è prof.ssa Viviana Ferrario, assegnista dott.ssa Chiara Quaglia, è iniziata nel dicembre 2015 e terminerà quest’anno nel mese di dicembre.

Fonte: dolomitiunesco.info/