Rapa Nui, viaggio agli antipodi

Rapa Nui, viaggio agli antipodi

27 Marzo 2016 Off Di Direzione Rivista Siti Unesco

L’impegno dell’UNESCO nella salvaguardia del patrimonio culturale e naturale dell’umanità é universalmente riconosciuto come unico e fondamentale. Tra i governi e le associazioni culturali mondiali non esiste uno strumento di cooperazione ad esso comparabile. Dopo il primo successo della campagna di Abu Simbel, che, nel 1959, permise di salvare il monumento dalla sommersione, l’UNESCO ha promosso varie campagne estensive destinate alla salvaguardia di siti e monumenti che appartengono al patrimonio mondiale.

Le dimensioni e la complessità tecnica del progetto di Axum hanno creato un nuovo precedente per l’UNESCO, mettendo in luce una grande capacità di intraprendere ambiziosi lavori di restauro, e di contribuire allo stesso tempo al rafforzamento delle capacità e dello sviluppo locali.

Nel 2001 il progetto è arrivato fino all’Isola di Pasqua, in Cile. Rapa Nui (nome indigeno dell’Isola di Pasqua), fu inscritta nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO nel 1995 come testimonianza di un fenomeno culturale unico.

Una società di origine polinesiana stanziatasi attorno al 300 d.C. vi sviluppò un’originale, grandiosa e fantasiosa tradizione scultorea ed architettonica monumentale, priva di influenze esterne. Dal X al XVI secolo, questa società costruì santuari ed eresse enormi figure in pietra conosciute come moai, opere che crearono un paesaggio culturale che continua ad affascinare ancor oggi persone di tutto il mondo.

Ad Ottobre 2001, l’UNESCO firmò un accordo con le autorità cilene per iniziare un progetto di conservazione archeologica integrata dell’Isola di Pasqua, finanziato dal Giappone. I principali interventi furono intrapresi a Ahu Tongariki; essi comportarono degli scavi archeologici, la consolidazione delle strutture esistenti, la compilazione di un inventario dei moai e delle strutture monumentali, così come l’installazione di un laboratorio per la conservazione applicata della pietra vulcanica al Museo di Rapa Nui.

Fonte: whc.unesco.org