Aldabra Clean-Up Project: rimossi dal un sito marino Patrimonio Mondiale 500 tonnellate di plastica

Aldabra Clean-Up Project: rimossi dal un sito marino Patrimonio Mondiale 500 tonnellate di plastica

25 Luglio 2020 Off Di Direzione Rivista Siti Unesco

Marine debris accumulates on the beaches of even the most remote and pristine UNESCO marine World Heritage sites, including Aldabra Atoll (Seychelles). Through action, education and research, the Seychelles Island Foundation removed 25 tons of waste, including 60,000 plastic flipflops.

Aldabra Atoll was inscribed on the UNESCO World Heritage List in 1982 as one of the largest raised coral atolls in the world, home to the largest giant tortoise population. Its population of endangered green turtles has increased 500% to 800% in recent decades. Due to its remoteness and inaccessibility, the atoll has remained largely untouched by humans for the majority of its existence. 

However vast quantities of plastic litter have been accumulating on Aldabra’s coast and this has dramatically accelerated in recent years. This litter is having devastating impacts on the otherwise near-pristine ecosystems, including by clogging up key turtle nesting beaches.

In response, the Seychelles Island Foundation and the Queen’s College, Oxford, set up the “Aldabra Clean-Up Project”. They raised the necessary resources to collect waste and bring it from the remote atoll to the main island of the Seychelles. A team of 12 young volunteers collected 25 metric tons of waste, including 60,000 individual flip-flops and discarded fishing gear.

The project allowed to raise global awareness on the issue of marine debris and plastic pollution. The President of the Seychelles and patron of the Seychelles Island Foundation distributed pictures of Aldabra Atoll’s beaches covered with marine litter during a 2018 G7 meeting. Some of the collected waste was recycled or reused by conservation groups, artists and schools. Scientists also hope to learn more by investigating the degraded plastic, while engineers will test the marine litter on certain circular economy applications. The Aldabra Clean-Up Project demonstrates how UNESCO marine World Heritage sites can challenge all of us to think differently about waste management and how our society is organized.

The project was recently highlighted during an online meeting organized by the UNESCO Regional Office for Eastern Africa. The case study also inspired other marine World Heritage managers during their first workshop to discuss impacts of marine litter and exchange best practices on marine litter monitoring, clean-up campaigns and awareness-raising. A 2018 report indicated marine litter to be present in almost all of the 50 marine World Heritage sites. On Aldabra Atoll alone, an estimated 500 metric tons of marine plastic pollution  .

From: UNESCO.org

 

I rifiuti si accumulano sulle spiagge anche dei siti marini più remoti e incontaminati del patrimonio mondiale dell’UNESCO, tra cui l’atollo di Aldabra, nelle Seychelles. Attraverso diverse iniziative di azione diretta, formazione e ricerca, la Seychelles Island Foundation ha rimosso 25 tonnellate di rifiuti, tra cui 60.000 infradito di plastica.

L’Atollo Aldabra è stato iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO nel 1982 come uno dei più grandi atolli corallini al mondo, sede della più grande popolazione di tartarughe giganti. La sua popolazione di tartarughe verdi in via di estinzione è aumentata dal 500% all’800% negli ultimi decenni. A causa della sua lontananza e inaccessibilità, l’atollo è rimasto in gran parte intatto e praticamente mai visitato dagli umani per la maggior parte della sua esistenza.

Tuttavia, enormi quantità di rifiuti di plastica si sono accumulati sulla costa di Aldabra e questo fenomeno è notevolmente aumentato negli ultimi anni, trasformandosi in una sorta di pattumiera gigante, con  effetti devastanti sugli ecosistemi locali – altrimenti quasi incontaminati – anche intasando le principali spiagge di nidificazione delle tartarughe.

In risposta, la Seychelles Island Foundation e il Queen’s College di Oxford hanno istituito il “Progetto di pulizia di Aldabra”, grazie la quale sono riusciti a raccogliere le risorse necessarie per recarsi in loro con i mezzi più adatti per raccogliere i rifiuti e trasportarli dall’atollo remoto verso l’isola principale delle Seychelles. Un team di 12 giovani volontari ha raccolto 25 tonnellate di rifiuti, tra cui 60.000 infradito e attrezzi da pesca.

Le dimensioni di questa operazione di recupero ha riportato l’attenzione sul problema dell’inquinamento marino da rifiuti solidi, con particolare riferimento alla plastica, e il progetto ha permesso di incrementare la consapevolezza globale sulla questione. Il presidente delle Seychelles e il patrono della Seychelles Island Foundation hanno distribuito immagini delle spiagge dell’atollo di Aldabra coperte di rifiuti marini durante una riunione del G7 del 2018. Alcuni dei rifiuti raccolti sono stati riciclati o riutilizzati da gruppi di conservazione, artisti e scuole. Gli scienziati sperano anche di saperne di più studiando la plastica degradata, mentre gli ingegneri testeranno i rifiuti marini su alcune applicazioni dell’economia circolare. Il progetto di pulizia di Aldabra dimostra come i siti del patrimonio mondiale marino dell’UNESCO possano sfidare tutti noi a pensare diversamente alla gestione dei rifiuti e all’organizzazione della nostra società.

Il progetto è stato recentemente messo in evidenza durante un incontro online organizzato dall’Ufficio Regionale dell’UNESCO per l’Africa orientale. Il caso di studio ha inoltre ispirato altri gestori del Patrimonio mondiale marino durante il loro primo seminario a discutere gli impatti dei rifiuti marini e scambiare le migliori pratiche sul monitoraggio dei rifiuti marini, campagne di bonifica e sensibilizzazione. Un rapporto del 2018 indicava che i rifiuti marini erano presenti in quasi tutti i 50 siti del patrimonio mondiale marino. Sul solo atollo di Aldabra, si stima che siano circa 500 le tonnellate di inquinamento di plastica marina.

Fonte: UNESCO.org