Courtesy UNESCO.org

UNESCO celebra oggi la “Giornata Internazionale della Lingua Madre”, che quest’anno è dedicata alle sfide e alle opportunità fornite dall’uso della tecnologia per l’apprendimento plurilinguistico, nell’ottica di supportare sia lo sviluppo della qualità dell’insegnamento che l’inclusività dell’apprendimento. 

L’UNESCO crede infatti nell’importanza della diversità culturale e linguistica per la crescita di una società sostenibile e, nell’ambito del suo mandato per la pace, opera per preservare le differenze nelle culture e nelle lingue che promuovono la tolleranza e il rispetto per gli altri. A livello globale, il 40% della popolazione non ha accesso a un’istruzione in una lingua che parla o comprende. Tuttavia, si stanno compiendo progressi nell’educazione multilingue basata sulla madrelingua, con una crescente comprensione della sua importanza, in particolare nella prima scolarizzazione, e un maggiore impegno per il suo sviluppo nella vita pubblica. SCOPRI DI PIU’ >>

La diversità linguistica resta comunque sempre più minacciata, poiché dal momento che sempre più lingue scompaiono: un rapporto del National Geographic afferma che muoia una lingua ogni due settimane e che – di questo passo – “quasi la metà delle circa 7.000 lingue parlate nel mondo oggi saranno scomparse entro la fine del secolo”.

Stando alle cronache internazionali de “El Pais”, poche settimane fa, alla morte della cilena Cristina Calderón, 93 anni, è morta anche la lingua parlata dalla tribù indigena degli Yagán, antichissima popolazione di nativi della Terra del Fuoco, noti tra gli esperti e cultori come canoisti.

Questa lingua era particolarmente nota per l’espressione mamihlapinatapai, per molti linguisti la parola più coincisa al mondo, che non trova corrispondenze in nessun altro idioma: quella strana sensazione quando vuoi che sia l’altra persona a fare la prima mossa e la sproni con gli occhi.

Madre di sette figli e nonna di 14 nipoti, Cristina Calderón era l’ultima a parlare una lingua composta da 32.400 vocaboli che si è trasmessa per secoli solo oralmente, da persona a persona: a quanto pare nessuno dei suoi discendenti l’avrebbe appresa, se si escludono poche espressioni. Simbolo di un popolo in estinzione, era stata dichiarata Tesoro umano vivente dal governo cileno e dall’UNESCO.

LA POPOLAZIONE YAGAN –  Secondo quanto raccontato da  El Pais, gli Yagán, o Yámanas, vissuti per 6000 anni di caccia e pesca, all’inizio del 19° secolo erano circa 3.000 e vivevano prevalentemente nella Terra del Fuoco. Le malattie portate dagli esploratori prima e dai conquistatori dopo, nonché l’ evangelizzazione anglicana e le pressioni culturali poetate dalla colonizzazione, in 50 anni sterminò la popolazione (ridotta alla fine del secolo a meno di 130 persone) e  interruppe la trasmissione orale della loro lingua madre. 

 

Fonte: UNESCO.org/National Geographic/El Pais