A general view of the ancient town ofÊHasankeyf by the Tigris river, which will be significantly submerged by the Ilisu dam being constructed, in southeastern Turkey, August 26, 2018. Picture taken August 26, 2018. REUTERS/Sertac Kayar

L’allarme era stato lanciato già da diversi anni. L’antica città di Hasankeyf, nella provincia di Batman nel sud est dell’Anatolia, nel Kurdistan turco, portatrice di 12.000 anni di storia sul corso fiume Tigri, sta per scomparire con l’annunciata apertura della “nuova diga” di Ilisu dam, che secondo il governo di Erdogan servirà a stoccare energia elettrica e riserve idriche.

Il progetto della diga ha avuto inizio nel 2006 e nel suo percorso ha incontrato diversi ostacoli: secondo una ricostruzione fatta dall’Osservatorio del Balcani, all’inizio del 2008 alcuni investitori internazionali austriaci, tedeschi e svizzeri si sarebbero ritirati dal progetto per via della mancata osservanza dei criteri internazionali che riguardano la costruzione di grandi opere come questa; più tardi il caso Hasankeyf è stato anche portato all’attenzione dell’UNESCO, nel tentativo di bloccare i lavori attraverso il perfetto escamotage di farla dichiarare patrimonio dell’umanità ma – poiché la cittadina turca incontra “solo” 9 criteri su 10 rispetto a quelli richiesti – il progetto di candidatura è fallito, mentre le opere sono proseguite.
Ad oggi, la popolazione è in corso di trasferimento presso “Nuova-Hasankeyf”, molti dei monumenti storico sono stati smontati e spostati per non essere sommersi ma, secondo molti, non saranno solo i monumenti restanti ad essere persi per sempre ma un pezzo di una delle più antiche civiltà che ha conservato la sua natura nei secoli.   Artukidi, hurriti-mitanni, assiri, urartu, medi, persiani, romani, sasanidi, bizantini, selgiuchidi, ayubbidi fino agli ottomani: comne racconta l’Osservatorio, sono innumerevoli le civiltà che si sono insediate a Hasankeyf e che hanno lasciato le proprie tracce. “In generale, gli abitanti sanno di essere “cittadini di un simbolo”. Simbolo di una storia millenaria che si radica nella terra, cittadini di una patria immateriale che prende forma nella solidarietà di chi si sente curdo e condivide le medesime sorti di segregazione e invisibilità.” 
L’ultima speranza di salvare Hasankeyf assieme agli altri 199 fra villaggi e città che verranno sommersi, è svanita il 21 febbraio con il rigetto del ricorso alla corte Europea dei Diritti dell’Uomo : “non esisterebbe, secondo la corte, un diritto individuale all’accesso ai siti identificati come “cultural heritage” decretando, inoltre, la sola responsabilità turca nella vicenda, sulla quale l’Europa non avrebbe quindi alcuna giurisdizione”.