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Convenzione di Faro, manca la ratifica italiana

Ratificare la Convenzione di Faro prima della chiusura di questa legislatura, per non perdere terreno rispetto al lavoro fatto e all’impegno reale che il nostro Paese si è assunto rispetto alle politiche culturali. Questo l’appello che – palesato al Forum Europeo della Cultura di Milano qualche giorno fa – sta facendo il giro del web e dei social network e che prende forma grazie alla raccolta firme sollecitata da Federculture, rivolta al Presidente del Senato Pietro Grasso e alla Presidente della Camera Laura Boldrini. 

Primi firmatari dell’appello, che in poche ore ha raccolto centinaia di sottoscrizioni, sono Silvia Costa, Sneška Quaedvlieg-Mihailović, Flavia Piccoli Nardelli, Anna Ascani, Irene Manzi, Giulia Narduolo, Roberto Rampi, Giuliano Volpe, Alberto D’Alessandro, Cristina Loglio, Pier Luigi Sacco, Erminia Sciacchitano.

La petizione può essere sottoscritta su change.org

La Convenzione quadro del Consiglio d’Europa sul valore dell’eredità culturale per la società, siglata a Faro nel 2005, è stata sottoscritta dall’Italia nel 2013, ma non è ancora stata ratificata dal Parlamento italiano.

La Convenzione (STCE n°199), che prende il nome dalla località portoghese, Faro, dove il 27 ottobre 2005 si è tenuto l’incontro di apertura alla firma degli Stati membri del Consiglio d’Europa e all’adesione dell’Unione europea e degli Stati non membri, è entrata in vigore il 1° Giugno 2011.
La firma italiana, avvenuta il 27 febbraio 2013, a Strasburgo ha portato a 21 il numero di Stati Parti fra i 47 membri del Consiglio d’Europa; di questi, 14 l’hanno anche ratificata ma l’Italia ancora manca all’appello. Il disegno di legge governativo che recepisce e ratifica la Convenzione è fermo al Senato in attesa dell’approvazione di Palazzo Madama.

Ultima nata fra le Convenzioni culturali internazionali, muove dal concetto che la conoscenza e l’uso dell’eredità culturale rientrano fra i diritti dell’individuo a prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità e a godere delle arti sancito nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo (Parigi 1948) e garantito dal Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali (Parigi 1966).
La Convenzione non si sovrappone agli strumenti internazionali esistenti ma li integra, chiamando le popolazioni a svolgere un ruolo attivo nel riconoscimento dei valori dell’eredità culturale, e invitando gli Stati a promuovere un processo di valorizzazione partecipativo, fondato sulla sinergia fra pubbliche istituzioni, cittadini privati, associazioni, soggetti che la Convenzione all’art. 2 definisce “comunità di eredità”, costituite da “insiemi di persone che attribuiscono valore a degli aspetti specifici dell’eredità culturale, che desiderano, nell’ambito di un’azione pubblica, sostenere e trasmettere alle generazioni future”.

La Convenzione di Faro accorda le politiche di valorizzazione europee su uno spartito che tiene conto dei processi in atto di democratizzazione della cultura e di open government, poiché vede nella partecipazione dei cittadini e delle comunità la chiave per accrescere in Europa la consapevolezza del valore del patrimonio culturale e il suo contributo al benessere e alla qualità della vita.

 

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