Un nuovo approccio al Museo, fra comunicazione e didattica

Un nuovo approccio al Museo, fra comunicazione e didattica

11 Aprile 2016 Off Di Direzione Rivista Siti Unesco

-di Andrea Vincenzi

In occasione dell’allargamento del Salone del Restauro 2016 al tema “Museo”, nella nuova edizione appena conclusa è stata proposta una seconda tappa dell’incontro “C’è del pensiero attorno al museo” svoltosi nell’edizione 2015. “La comunicazione e le strategie digitali per una didattica innovativa” è stato il titolo dell’evento organizzato dal Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Ferrara in collaborazione con il TekneHub, un’importante occasione di confronto

tra esperienze e progetti italiani e stranieri all’insegna della contaminazione e del dialogo tra imprese, enti pubblici e istituti di cultura.

La prima parte dell’evento ha visto il susseguirsi di tre illustri relatori, Jane Thompson, Matteo Lanfranco e Manuel Roberto Guido, introdotti da Francesca Cappelletti e Marcello Balzani e moderati da Anna Maria Ambrosini Massari.

Architetto al lavoro da vent’anni per il miglioramento e l’ottimizzazione della gestione e conservazione del patrimonio culturale, Jane Thompson ha esordito segnalando le grandi difficoltà riscontrate in seguito all’alto numero di turisti dell’ultima domenica gratis ad Ercolano, sito per il quale è project manager: “Abbiamo avuto oltre 5000 ingressi a fronte dei soli sette custodi in forza nel sito, una problematica frutto di un’iniziativa sicuramente interessante ma che necessita di un’organizzazione più efficiente” ha affermato Thompson, ricordando quindi come in Italia ci sia assoluto bisogno di ragionare circa il “rapporto tra scelte promozionali e obiettivi gestionali”. Come risolvere? L’architetto ha segnalato una serie di esperienze da prendere come esempi: dalla creazione di un ‘passaporto’ di viaggio in stile Cammino di Santiago adottato nel sito del Muro di Adriano, alla creazione di una ‘zona cuscinetto’ limitrofa a Villa Adriana a Tivoli, passando per

esempi di cooperative di giovani che lavorano per la conservazione di luoghi storici come quelle sorte nel Rione Sanità a Napoli e a Gaiola.

Infine l’architetto lancia un appello: “Prima o poi tutto diventerà bene culturale, dobbiamo dare una svolta alla tutela in maniera che diventi una battaglia – ha affermato – poiché il fallimento del settore culturale è solo l’incapacità gestionale, dobbiamo uscire dal pensiero che tutto questo è un’isola e capire che in realtà è un ecosistema, pieno di sfide ma tutte necessarie se vogliamo cambiare pensiero”.

Dall’Azienda Speciale Palaexpo, Matteo Lanfranconi ha parlato di restauri connessi alle mostre temporanee, settore nel quale è presente un “dissidio tra idea di tutela e di valorizzazione”. Per Lanfranconi le mostre temporanee “sono necessità sociali, uno degli elementi della trasmissione di conoscenza” anche se tuttavia “spesso in conflitto con le ragioni costitutive del museo dove la conservazione è sempre stato il cardine del meccanismo, conflitto molto più forte in Italia che all’estero”. La tecnologia avanzata di oggi quindi implica che il “valore scientifico dell’opera deve superare i problemi di trasporto” ha continuato Lanfranconi, ricordando che “oggi è sbagliato pensare che l’arte non si possa muovere poiché a volte i problemi maggiori si hanno proprio quando le opere sono ferme”. Il cosiddetto ‘Art Handing’ è così oggi uno standard fondamentale, una categoria, e a confermarlo è proprio il fatto che “oggi per fortuna il danneggiamento è un elemento davvero rarissimo o quasi nullo”.

A chiudere la prima parte della conferenza l’intervento di Manuel Roberto Guido, direttore del servizio “Valorizzazione del Patrimonio Culturale Programmazione e Bilancio” del Mibact.

“Il lavoro del nostro ufficio si basa principalmente su tre livelli: migliorare la fruizione dei beni culturali, l’attuazione dei nuovi sistemi polimuseali regionali e, ancora, il sistema museale nazionale” ha affermato in apertura Guido, che individua le criticità evidenziate durante questa fase di lavori principalmente nella “necessità di sistematizzare tutti i dati esistenti nelle materie che ci interessano, la conoscenza dei singoli luoghi della cultura, un aggiornamento della carta dei servizi da formati cartacei in informatici e, molto importante, l’accrescimento della conoscenza e del monitoraggio del nostro pubblico, poiché oggi sappiamo solamente quelli che pagano e quelli che non pagano”.

Per quanto riguarda la novità dei musei gratis tutte le prime domeniche del mese, Guido si dice soddisfatto del lavoro svolto poiché “a differenza di una volta, dove la gratuità nei musei era molto più discontinua e occasionale, questa iniziativa ha consentito di far diffondere tra il pubblico un

maggior interesse e una grande voglia di partecipazione”, un pubblico che “cresce sempre di più creando inevitabilmente diverse criticità circa la gestione dei flussi, questione sulla quale dovremo certamente lavorare”.

In chiusura, Guido sottolinea l’importanza del rapporto tra i comparti informatici e i sistemi museali, precisando come “stiamo inevitabilmente dando sempre più importanza a smartphone e tablet, così come ai social media, strumenti che ci permettono inoltre di arrivare ad un pubblico anche molto giovane”. Infine una panoramica sui prossimi obiettivi, tra i quali il miglioramento dell’esperienza della vita al museo, la Festa dei Musei e migliorare la fruizione nei poli museali ai diversamente abili.

L’evento è poi proseguito con una tavola rotonda di presentazione di alcune realtà italiane ed europee.

Dottoranda presso il Dipartimento di Economia e Management dell’Università di Ferrara e ideatrice del modello per una collaborazione sostenibile tra le industrie culturali e creative denominato

“Design-to-boost culture”, proposto al Rijksmuseum di Amsterdam, Erika Cavriani ha esposto gli obiettivi dei suoi progetti incentrati sulla “innovazione dei modelli di business basati sulla collaborazione e la nascita di sinergie economiche e culturali”. “In Olanda – ha proseguito Cavriani – sono molto importanti lo sviluppo e la crescita della coscienza culturale, ovvero il connettere i vari attori, espandere la conoscenza dell’arte e della cultura al più amplio pubblico possibile.

Fondatore di “Bam! Strategie culturali”, Federico Boreali ha parlato di audience developement specificando che la sua azienda si pone come obiettivo quello di “creare strategie con l’unico obiettivo di facilitare l’accesso alla cultura”. Anche in questo caso le strategie digitali sono quelle più in grado di raccogliere il maggior numero di nuovi utenti. Tra i lavori presentati la campagna sui social media “Adotta un non visitatore” a Palazzo della Pilotta di Parma, “Museomix”, nato in Francia e sbarcato recentemente anche a Ferrara, iniziativa incentrata su due squadre di creativi che vivono per tre giorni in museo e inventano nuovi prototipi per facilitare la fruizione dei lavori, e infine “Wikimuseum”, un prossimo evento incentrato su una due giorni di incontri a Napoli per parlare di beni culturali e open data.

Marco Cappellini di Centrica-Virtuality ha illustrato i lavori che hanno visto la sua azienda impegnata dal 1999 al 2004 nella digitalizzazione fotografica di quasi tutte le opere degli Uffizi di Firenze. Così è nata la “Uffizi virtual experience”, una mostra interattiva attraverso le immagini prodotte, che grazie agli scatti in 10gigapixel assicurano una altissima risoluzione.

Milly Passigli ha infine presentato le attività museali di Culturespaces, azienda per la quale è direttrice delegata. Le attività di Culturespaces si basano sul management totale del museo (comprese le mostre temporanee) grazie al quale “creiamo visite particolari, attente, mirate con tutti i servizi possibili per rendere partecipe il visitatore che, alla fine, è portato a dare un giudizio positivo all’esperienza perché si è sentito al centro della stessa”.