Pantelleria: con l’aridocoltura si coltivano prodotti UNESCO

Pantelleria: con l’aridocoltura si coltivano prodotti UNESCO

26 Giugno 2017 Off Di Direzione Rivista Siti Unesco

Ottimizzare le risorse, ripensando alle caratteristiche del territorio e alle sue eccellenze, mettendo in relazione le difficoltà – come la siccità – con le opportunità: è quello che accade a Pantelleria, dove si producono il cappero di Pantelleria e il moscato per il rinomato Passito di Pantelleria, la cui tecnica di produzione unica nel suo genere – la vite “ad alberello” – ha reso possibile la sua stessa iscrizione alla lista dei beni intangibili del Patrimonio Mondiale UNESCO.

L’agricoltura, infatti, non ci sta a passare per settore produttivo “sprecone” di acqua: su oltre 12 milioni di ettari coltivati in Italia, secondo la Coldiretti, sono appena 2,5 milioni quelli irrigati. E l’innovazione nei campi nell’ultimo decennio sta spingendo verso tecniche agricole salva risorse idriche.

Per salvaguardare l’ “oro blu” gli agricoltori italiani “si sono decisamente orientati ad utilizzare tecnologie di micro irrigazione, cioè tecnologie a bassa pressione che irrorano in prossimità delle piante e che permettono un considerevole risparmio di acqua” afferma Rolando Manfredini, responsabile qualità della Coldiretti. In particolare, rende noto l’esperto della Coldiretti, si sono sviluppati sistemi di “Aridocoltura”, soprattutto nelle aree del Sud Italia. Uno degli esempi più importanti riguarda l’isola di Pantelleria, che pur non avendo acqua sorgiva sul suo territorio insulare che produce il cappero di Pantelleria e il moscato per il rinomato Passito di Pantelleria, due prodotti famosi a livello mondiale ottenuti con l’aridocoltura. Gli isolani coltivano infatti uva e capperi utilizzando solo acqua piovana, captata attraverso una fitta rete e stivata in contenitori anche sotterranei dislocati in prossimità delle aziende agricole”.

Per il responsabile qualità della Coldiretti un programma di salvaguardia delle risorse idriche non può prescindere da:

1) ridurre le perdite di trasporto e adduzione (gli acquedotti sono dei colabrodo con perdite che in alcuni casi raggiungono il 70%);
2) utilizzo sistemi irrigui efficienti (micro irrigazione a bassa pressione);
3) gestione irrigazione di precisione attraverso la scelta ottimale del momento e del volume irriguo basate su valutazione dell’evapotraspirazione tramite capannine meteorologiche e della reale esigenza delle colture;
4) riuso acque;
5) utilizzo tecniche di aridocoltura;
6) Interventi strutturali in grado di captare l’acqua quando cade e renderla disponibile nei mesi più siccitosi ( invasi , casse di espansione dei fiumi ) che contrasterebbero anche il dissesto idrogeologico;
7) Adeguata cura delle sistemazioni geopedologiche atte a limitare lo scorrimento superficiale di piogge troppo abbondanti dovute ai cambiamenti climatici.

FONTI: ANSA/COLDIRETTI