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Presentati i risultati del World Heritage LAB e la traduzione del Manuale per i Site Manager

10 incontri del comitato scientifico, 3 workshop, 300 partecipanti in loco, 100 partecipanti on line, 30 ore di interventi in videoconferenza, 3 quaderni operativi, 19 slider e lezioni di aggiornamento e approfondimento, decine di downloads dei materiali messi a disposizione open source sulla piattaforma online, altrettante le richieste di contatto per partecipare ai prossimi appuntamenti: sono questi i numeri del World Heritage LAB, progetto di formazione e aggiornamento curato e promosso dall’Associazione Beni Italiani Patrimonio Mondiale grazie ai fondi della L.77/2006 del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, i cui risultati e prodotti sono stati presentati la scorsa settimana alla stampa nel corso di un incontro che si è tenuto a Palazzo Venezia.

Al’incontro hanno partecipato Enrico Vicenti, Segretario Generale della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO, la professoressa Jane Thompson co-autice del Manuale dei Site manager, Claudio Bocci direttore di Federculture,  Alessio Pascucci e Luana Alessandrini, rispettivamente presidente  e  membro del Comitato Scientifico dell’Associazione.

Il LAB, sostenuto nel suo iter dalla Commissione Italiana Nazionale per l’UNESCO e da Federculture, si è svolto fra aprile 2018 e il giugno 2019 articolandosi in tre giornate di studio e confronto sui temi della comunicazione, gestione e valorizzazione del Patrimonio Mondiale italiano, coinvolgendo esperti internazionali in Management dei Beni Culturali, rappresentanti del Centro del Patrimonio Mondiale UNESCO e del MiBAC, Site Manager provenienti da diversi paesi d’Europa nonché i gestori e gli amministratori dei siti Patrimonio Mondiale Italiani.

Nel corso dell’incontro è stato espresse grande apprezzamento per l’iniziativa sia da Enrico Vicenti che da Claudio Bocci, i quali hanno sottolineato quanto la formazione sui temi della gestione, comunicazione e valorizzazione dei beni culturali e in particolar modo del Patrimonio Mondiale italiano sia importante affinché l’Italia possa fare delle sue ricchezze culturali strumento reale di crescita sociale ed economica.

Entrambi hanno ricordato che il nostro Paese è ancora lontano dal raggiungimento degli standard minimi rispetto a questi temi data la immensa mole di “materia prima” disponibile e che il lavoro dell’Associazione, che mette in relazione e a dialogo le realtà italiane con quelle europee, è fondamentale perché tutti gli stakeholder possano venire a contatto con le buone prassi dei Paesi europei.

Pascucci, a nome dell’Associazione, ha invece ringraziato tutto quelli che a diverso titolo hanno lavorato e partecipato nonché patrocinato e sostenuto il LAB nel suo percorso, poiché nel complesso iter portato avanti si è costruita quella necessaria rete di competenze e interessi fondamentale nell’implementazione della Convenzione del 1972 per il Patrimonio Mondiale.

La professoressa Jane Thompson si è maggiormente concentrata, invece, sulla Traduzione del Manuale per la Gestione del Patrimonio Mondiale – che pure ha ricevuto il plauso dei relatori – perché esso è uno strumento di base per conoscere le prassi e i processi che soggiacciono alle attività dei così detti “Siti UNESCO”, esprimendo grande apprezzamento per l’iniziativa poiché essa mette in condizione tutti i gestori e gli stakeholder del Patrimonio Mondiale di attingere alle fonti dei regolamenti e delle informazioni relative.

Il World Heritage LAB è nato dalla esigenza espressa dagli enti che si occupano a vario titolo della gestione dei siti italiani iscritti alla World Heritage List di poter avere  opportunità di aggiornamento e formazione su tematiche inerenti al loro delicato ruolo. L’Associazione ha quindi accolto questa richiesta e – attraverso l’operato congiunto del Comitato tecnico-scientifico e del Segretariato generale –  ha formulato l’idea del LAB, la cui metodologia si basa sul concetto di condivisione e collaborazione. I tre temi trattati (comunicazione, gestione e valorizzazione del Patrimonio Mondiale) sono stati scelti attraverso un confronto fra i rappresentanti degli associati che partecipano al gruppo tecnico dell’Associazione.

“Abbiamo chiesto loro quali fossero i campi in cui si sentivano maggiormente “deboli” e le risposte sono state piuttosto ricorrenti. – ha spiegato Luana Alessandrini, membro del Comitato scientifico dell’Associazione – Tema che è risultato essere più problematico è stato quello della gestione, trattato quindi nel LAB di Firenze con l’ausilio di esperti provenienti dal Centro del Patrimonio Mondiale dello spessore della professoressa Jane Thompson, co-autrice del Manuale dei Site Manager e consulente per ICCROM e UNESCO, e di Britta Rudolff, direttrice della Cattedra in Management dei Beni Patrimonio Mondiale presso l’Università di Cottbus, in Germania, l’unica in Europa ad avere un corso di Laurea specifico.”

Anche la comunicazione è risultato essere un tema ostico per chi gestisce il Patrimonio Mondiale: poiché le voci di spesa dedicate risultano essere presso che nulle, è stato sottolineato dai partecipanti al sondaggio che sarebbe stato utile avere un focus sulla comunicazione, per indagare sul “come si fa” anche senza avere grandi risorse a disposizione. “Di comunicazione nei beni culturali si è dunque parlato a Ferrara nel maggio 2018- ha continuato l’Alessandrini – con il coinvolgimento dei rappresentanti di siti Patrimonio Mondiale provenienti da diversi paesi d’Europa, che fanno parte del Network delle Associazioni Europee del Patrimonio Mondiale”.

Altro tema invece “caldo” è quello della valorizzazione dei beni Patrimonio Mondiale: in un momento in cui si attribuisce al logo dell’UNESCO il potere taumaturgico di richiamare turisti, in Italia – come all’estero – si verificano situazioni agli antipodi. “Se in città come Firenze e Venezia la presenza di tanti visitatori va gestita per garantire la tutela del bene Patrimonio Mondiale – ha aggiunto l’Alessandrini –  in altre realtà  come Urbino o Ferrara l’appartenere alla Lista del Patrimonio Mondiale potrebbe essere un elemento atto a migliorare le performance del territorio in materia di accoglienza e proposta turistica. Per questo esistono strategie di valorizzazione più eterogenee possibili nel LAB di Milano (Maggio 2019) se ne sono analizzate diverse, passando dallo studio scientifico-accademico delle stesse fino alle buone prassi messe in campo da tipologie diverse di siti Patrimonio Mondiale”.

Particolarità del LAB, che ha incontrato il grande favore del nostro pubblico – è stato il principio di partecipazione, che si è voluto estendere  dalle fasi della preparazione degli incontri al loro live streaming sulla piattaforma web dell’Associazione, per dare la possibilità a tutti gli interessati di prendervi parte. Inoltre, sulla stessa piattaforma, sono stati messi a disposizione in operatività open source anche i materiali di approfondimento, quelli prodotti nel corso delle giornate di studio e le registrazioni video degli incontri.  Questa scelta è stata fatta con la consapevolezza che per gli operatori del Patrimonio Mondiale che afferiscono ad enti ed amministrazioni pubbliche spesso risulta difficile, se non impossibile, mandare in trasferta il personale e anche introdurre momenti di aggiornamento e formazione. Con lo streaming si è data la possibilità di partecipare a chi non fosse nella condizione di raggiungere le sedi degli incontri, mentre con il materiale consultabile on line, scaricabile liberamente, tutti gli interessati hanno avuto ed hanno ancora l’opportunità di ascoltare le prolusioni degli esperti e usufruire di presentazioni ed estratti di testi e documenti. Il grande numero di downloads riscontrati ci ha dato la più grande soddisfazione in fatto di outcome (risultati) del progetto: il nostro scopo dichiarato era quello di raggiungere il più ampio numero di operatori possibili e possiamo dire che la scelta di creare uno spazio on line di condivisione è stato molto efficace nel raggiungere il nostro obiettivo. Al termine di ogni incontro, inoltre, ai partecipanti è stato inviato un questionario di gradimento, attraverso il quale abbiamo potuto rilevare i livelli di partecipazione e utilità delle attività proposte, nell’ottica di un costante miglioramento delle stesse.

Outputs  del progetto sono i Quaderni Operativi (sintesi delle prolusioni contenenti suggestioni, suggerimenti, metodologie operative e riferimenti bibliografici) ma anche tutti materiali open source sui temi trattati, video, presentazioni sulla piattaforma dell’Associazione. Inoltre è stato tradotto il Manuale del Centro del Patrimonio Mondiale “Managing Cultural World Heritage”, che verrà inserito la prossima settimana nei testi del centro documentale del World Heritage Centre UNESCO, della CNIU, del MiBACT e sarà quindi a disposizione di tutti gli operatori del Patrimonio Mondiale italiano.

 

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